Monthly Archives: April 2019

(it-fr-en) Russia: Aggiornamenti dal processo contro gli anarchici

Russia: Aggiornamenti dal processo contro gli anarchici

Il 19 aprile l’anarchico Evgenij Karakašev di Eupatoria [Crimea, ndt] è stato condannato dal tribunale distrettuale militare della Ciscaucasia, a Rostov sul Don, per istigazione al terrorismo attraverso il social network russo “Vkontakte”.

Il tribunale lo ha condannato a 6 anni di carcere. Gli è anche stato vietato di gestire siti internet per 2 anni. Evgenij Karakašev ha reagito tranquillamente al verdetto. La procura russa aveva chiesto 9 anni di carcere per Karakašev. Il suo avvocato presenterà ricorso contro la decisione del Tribunale militare.

Questa è sola l’ultimo di una serie di episodi nei quali FSB [Servizio Sicurezza Federale, ntd] ha fatto uso sistematico della tortura per costringere gli arrestati a firmare confessioni false in modo da fabbricare “cospirazioni terroriste” coinvolgendo gli attivisti.

Il 1° febbraio 2019 gli agenti del FSB, l’apparato russo per la sicurezza statale, discendente dal KGB, hanno arrestato una dozzina di persone in tutto il paese, nell’ultima ondata della loro campagna repressiva contro gli anarchici accusati. Dopo averli brutalmente torturati nel corso delle successive 24 ore, per costringerli ad accettare le dichiarazioni incriminanti, ne hanno rilasciati 11. Il dodicesimo arrestato, Azat Miftakhov, era temporaneamente scomparso all’interno del sistema legale, mentre il FSB aveva continuato a torturarlo e impedendo l’accesso del suo avvocato.

[NdT: per informazioni e/o sostegno scrivere a Croce Nera Anarchica Mosca, e-mail: abc-msk at riseup.net]

Pubblicato in avtonom.org.

[Tratto da anarhija.info].

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Russie : Des nouvelles des procès contre des anarchistes

Le 19 avril, l’anarchiste Yevgeny Karakashev, d’Yevpatoria [en Crimée; NdAtt.], a été reconnu coupable par le tribunal militaire du district du Caucase du Nord, à Rostov-sur-le-Don, dans une affaire pour “incitation à la perpétration d’activités terroristes” via le réseau social russe « Vkontakte ».

Le tribunal l’a condamné à 6 ans de colonie pénitentiaire. Il a aussi l’interdiction de gérer des sites web pendant 2 ans. Yevgeny Karakashev a réagi calmement à la lecture du verdict. Le bureau du Procureur russe avait initialement demandé pour Karakashev 9 ans de colonie pénitentiaire. Son avocat fera appel de la décision du Tribunal militaire.

Ceci n’est que le dernier d’une série de cas au cours desquels le FSB a systématiquement utilisé la torture pour forcer les personnes arrêtées à signer des faux aveux, afin de fabriquer des « complots terroristes » impliquant des activistes.

Le 1er février 2019, les policiers du FSB, l’appareil de sécurité de l’État russe héritier du KGB, ont arrêté une douzaine de personnes au cours de la dernière vague de leur campagne de répression contre les anarchistes, à travers tout le pays.
Après les avoir brutalement torturés pendant les 24 heures qui ont suivi, afin de les forcer
à accepter des déclarations qui les incriminent, 11 d’entre eux ont été libérés. Le douzième arrêté, Azat Miftakhov, a disparu pendant un moment dans les méandres du le système judiciaire, pendant que le FSB continuait à le torturer et refusait que son avocat lui rende visite. […]

[Depuis attaque.noblogs.org].

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Update on the Trials of Russian Anarchists

On April 19, the anarchist Yevgeny Karakashev from Evpatoria was convicted by the North Caucasian District Military Court in Rostov-on-Don in the case of Calls for Committing of Terrorist Activity in the Russian social network “Vkontakte”.

The court sentenced him to 6 years in a penal colony. He also has a 2-years ban for management of web-sites. Yevgeny Karakashev calmly reacted to the verdict. The Russian prosecutor’s office had originally requested for Karakashev 9 years in a penal colony. His lawyer will appeal against the decision of the Military Court.

This is just the latest in a series of events in which the FSB have systematically employed torture to force arrestees to sign false confessions in order to fabricate “terrorist conspiracies” involving activists.

On February 1, 2019, officers of the FSB, the Russian state security apparatus descended from the KGB, arrested a dozen people in the latest wave of their campaign of repression against accused anarchists throughout the country. After brutally torturing them over the following 24 hours in order to force them to agree to incriminating statements, they released 11 of them. The twelfth arrestee, Azat Miftakhov, temporarily disappeared within the legal system while the FSB continued torturing him and refusing his lawyer access to him. This is just the latest in a series of events in which the FSB have systematically employed torture to force arrestees to sign false confessions in order to fabricate “terrorist conspiracies” involving activists.

How to help: Comrades are collecting money for Yevgeny’s lawyer work on the appeal and to support Yevgeny in prison. Transfer money on Paypal – abc-msk@riseup.net – please mention “for Yevgeny Karakashev”

From https://avtonom.org.

[English text from www.amwenglish.com].

(it-en) 10 anni: Chiamata internazionale per l’agitazione e l’azione – Per una memoria offensiva e un Maggio Nero in memoria di Mauricio Morales

10 anni: Chiamata internazionale per l’agitazione e l’azione – Per una memoria offensiva e un Maggio Nero in memoria di Mauricio Morales

“Cercherò a rischio della mia vita, la migliore, l’autentica libertà…”.
Mauricio Morales

Dieci anni fa, il 22 maggio 2009, un ordigno esplosivo trasportato dal compagno anarchico Mauricio Morales esplodeva accidentalmente prima di essere stato collocato nella Scuola di Gendarmeria a Santiago, in Cile, facendosi sentire nei cuori neri. Ha reso questa istituzione e coloro che la compongono visibili come un obiettivo da colpire, generando così uno stretto rapporto di solidarietà tra prigionieri e azione. Ma quella volta il nemico non era stato colpito, quella volta il boato non aveva scosso l’infrastruttura dei carcerieri; quella volta, durante le prime ore del mattino, la potente esplosione aveva tolto la vita a Mauri.

Velocemente gli avvoltoi delle varie polizie, magistrati, giornalisti e ministri arrivarono a rovistare e a banchettare nel sangue e sul corpo di Mauri. In quella occasione la morte di un anarchico era un pretesto per sviluppare nuovi attacchi nella caccia reperessiva agli ambienti anti-autoritari.

Da allora il ricordo ha percorso diversi sentieri in lingue differenti, continenti, dalle strade alle parole, azioni e incendi. Il suo ricordo è rimasto vivo nell’azione multiforme che ci tiene legati ai nostri morti. E’ con questi gesti che l’ingranaggio dell’oblio, del silenzio e del pentimento è stato continuamente attaccato e sabotato, impedendo che le decisioni del compagno Mauricio Morales fossero divorate dal tempo o dal vortice dell’eccessiva informazione.

Sono trascorsi 10 anni, è vero che talvolta sembra un’eternità e a volte solo una manciata di secondi. Oggi ritorniamo con fermezza ai gesti che sono diventati permanenti durante questi anni, cercando di infondere nuove energie e trasformarle in un ottimo motivo per affilare il nostro rifiuto di questo mondo: oggi come ieri, la memoria è attacco. Non stiamo cercando di contribuire ad una esasperante, spettacolare e super-eroica immagine del nostro compagno. Come sempre, Mauri era una delle persone che rifiutano questo mondo, un compagno, non un’icona, che usando il proprio ingegno e la propria volontà ha deciso di realizzare l’azione scontrandosi con questa realtà imposta. Quella notte avrebbe potuto essere lui o un altro/a compagno/a ad aver deciso di armarsi con le proprie negazioni.

Solleviamo una memoria anarchica e iconoclasta, che lontana dal ricercare una continua riaffermazione o una disputa amara attorno alla proprietà del ricordo, è diretta in maniera offensiva contro questo mondo.

Invitiamo i vari compagni sparsi per il mondo – la tendenza che è sempre in minoranza, che cerca la distruzione di ciò che ci rende schiavi, le menti irrequiete – che contribuiscono ad una memoria di azione contro il dominio. Questo maggio siamo coscienti dell’esistenza di una doppia dimensione; da una parte il pretesto per la lotta anarchica, e dall’altra il sincero dolore per la perdita di un compagno amato. Noi crediamo che in maniera complementare possiamo moltiplicare e riprodurre i gesti della memoria: attività, pubblicazioni, scritte, azioni, incendi, scontri di strada. Tutto funziona, perché nulla viene lasciato in disparte.

Questa chiamata è per riprenderci quello che non è mai stato dimenticato, dando vita a questa continuità della prassi nell’attuale contesto, contribuendo così che le nostre morti rimangano pericolose alle orecchie dei potenti, azioni impossibili da recuperare da parte dei “cittadini progressisti” che ci separano e rigettando ogni espressione vittimista che intenda imporre un’immagine distorta del nostro compagno.

Queste parole sono un invito all’azione e alla propaganda, a moltiplicare i gesti contro il potere, gesti che distruggono la porta dell’oblio che si cerca di chiudere dietro Mauri, ma sono anche un invito a rafforzare le nostre capacità, a moltiplicare le occasioni di memoria, a riprodurre la lotta e generare un conflitto attuale contro il dominio.

Ai 10 anni: Per la memoria offensiva e un Maggio Nero in memoria di Mauricio Morales.

La nostra memoria nera continuerà a risuonare nelle fratture di questa cara pace sociale.

Nulla è finito, tutto continua!
La memoria è attacco.
-2019-

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https://325.nostate.net/wp-content/uploads/2019/04/llamado-MM-ingles.jpg10 Years: International call for agitation and action – For an offensive memory and a black May in memory of Mauricio Morales

“I will seek at the risk of my life, the best, the authentic freedom…”.
Mauricio Morales

Ten years ago, on May 22, 2009, an explosive device transported by anarchist comrade Mauricio Morales accidentally exploded before it could be installed in the Gendarmerie School in Santiago, Chile, making itself felt in black hearts. He made that institution and those who compose it visible as an objective to attack, thus generating a close relationship of solidarity between prisoners and action. But at that time the enemy did not receive a blow, this time the roar did not shake the jailers’ infrastructure; at that time the powerful explosion took Mauri’s life during that early morning.

Quickly the vultures of the different police, prosecutors, journalists and ministers came to scavenge and feast on the blood and body of Mauri. On this occasion, the death of an anarchist was the excuse to develop new thrusts in hunts against anti-authoritarian environments.

Since then memory has crossed different paths in different languages, continents, from the street, to words, actions and fire. His memory has remained alive in the multiform action that keeps us united with our dead. It is with these gestures that the machinery of oblivion, silence and repentance has been continuously attacked and sabotaged, preventing the decisions of comrade Mauricio Morales to be consumed in time or in the vortex of over-information.

It’s been 10 years, it’s true sometimes it seems like an eternity and sometimes it’s just a couple of seconds. Today we return strongly to the gestures that have been made permanent during this time, seeking to imbue new energies and transform them into an excellent reason to sharpen our denials of this world: Memory today as yesterday is attack. We do not seek to collaborate in exacerbating a distant, spectacular and superheroic image of our comrade; As always, Mauri was one of those who rejected this world, a companion, not an icon, who, using his ingenuity and will, decided to take action by the confrontation against this imposed reality. That night it could have been him or another compañerx that decided to arm himself with their denials.

We raise an anarchic and iconoclastic memory, that far from seeking the continuous reaffirmation or the bitter dispute over the property of memory, is directed offensively against this world.

We call the various companions scattered throughout the world, the tendency which is always a minority, that seeks the destruction of what makes us slaves, the restless minds that contribute to a memory of action against domination. This May, we are aware of the existence of a double dimension , on the one hand, the pretext for anarchic combat and on the other hand the honest sadness for the loss of a beloved companion. We believe that in a complementary way we can multiply and reproduce the gestures of memory: Activities, publications, murals, actions, fires, combat in the streets. Everything works, because nothing is left aside.

This call is to take back what has never been left behind, giving life to that continuity of practice in the current scenario, contributing so that our deaths remain dangerous to the ears of the powerful, actions which are impossible to recuperate by the “progressive citizens” that separate us and rejecting any victimizing expression that seeks to impose a distorted image of our comrade.

These words are a call to action and propaganda, to multiply the gestures against Power, gestures that destroy the door of forgetfulness that is sought to put on Mauri, but it is also an invitation to strengthen our capacities, to multiply the instances of memory, to reproduce the combat and generate a contemporary fight against dominion.

To 10 years: For the offensive memory and a black May in memory of Mauricio Morales.

Our black memory will continue to resonate in the ruptures of this precious social peace.

Nothing has finished, everything continues!
Memory is attack.
-2019-

[Text from 325.nostate.net].

(it-es) Santiago de Chile: Fiera della memoria anti-carceraria, in ricordo del compagno Mauricio Morales

Fiera della memoria anti-carceraria, in ricordo del compagno Mauricio Morales

Compagni/e, vi invitiamo a partecipare alla Fiera della memoria anti-carceraria in memoria di Mauricio Morales e degli 81 prigionieri assassinati dallo Stato, domenica prossima, 5 maggio, dalle ore 16:00, davanti alla prigione di San Miguel [a Santiago de Chile].

Ricordando un compagno anarchico che ha combattuto contro tutte le gabbie e la società carceraria fino all’ultimo giorno della sua vita, proprio di fronte alla prigione dove lo Stato e la Gendarmeria hanno ucciso 81 prigionieri l’8 dicembre 2010 ha un significato e un valore speciale.

Rivendichiamo una memoria storica di combattimento piena di esperienze che sfidano il dominio, in ogni possibile scenario e in qualsiasi momento; il disegno utilizzato nel poster era la copertina del bollettino numero 4 (1998) della pubblicazione “Libelo” fatta dal collettivo KaminaLibre della prigione di Alta Sicurezza.

L’appello è di incontrarsi di fronte alla prigione, uno spazio di memoria che le famiglie dei prigionieri assassinati stanno vincendo mese dopo mese, con determinazione, alimentando una fiamma che non si spegne.

Ti invitiamo a portare le tue fiere di propaganda con materiale anti-autoritario o autoproduzioni, per continuare a diffondere la peste nera. Durante il giorno ci saranno cibo vegano, informazioni sui/sulle compagni/e prigionieri/e e alcuni compagni condivideranno della musica.

La nostra memoria è nera,
il nostro cuore anche.

Biblioteca Antiautoritaria “Sacco e Vanzetti”

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https://325.nostate.net/wp-content/uploads/2019/04/5demayo.jpgFeria por la memoria anticarcelaria, en recuerdo del compañero Mauricio Morales

Compañerxs, lxs invitamos a hacerse parte de la Feria por la Memoria Anticarcelaria en recuerdo de Mauricio Morales y los 81 presos asesinados por el Estado, el próximo domingo 5 de mayo, desde las 16 hrs, frente a la cárcel de San Miguel [Santiago de Chile].

Recordar a un compañero anárquico que luchó contra todas las jaulas y la sociedad carcelaria hasta el último día de su vida, justo frente a la prisión donde el Estado y Gendarmería asesinaron a 81 presos el 8 de diciembre de 2010 tiene un especial significado y valor.

Reivindicamos una memoria histórica de combate repleta de experiencias que desafían al dominio, en todo escenario posible y en cualquier época, el dibujo utilizado en el afiche fue la portada del boletín número 4 (1998) de la publicación LIBELO que era realizada por el colectivo KaminaLibre desde la Cárcel de Alta Seguridad.

El llamado es a reunirnos frente a la cárcel, espacio de memoria que las familias de los presos asesinados han ido ganando mes a mes, con constancias alimentando una llama que no se apaga.

Lxs invitamos a llevar sus ferias de propaganda con material antiautoritario u oficios, a seguir propagando la peste negra. Durante la jornada habrá comida vegana, info de compañerxs presxs, butoh y algunxs compañerxs compartirán música.

NUESTRA MEMORIA ES NEGRA,
NUESTRO CORAZÓN TAMBIÉN.

Biblioteca Antiautoritaria Sacco y Vanzetti

[Text from 325.nostate.net].

(en) Miserable wretches!

Miserable wretches!

Everything was ready from the morning: journalists and live TV on the national channel…

A miserable judge in Turin, Roberto Sparagna, left no stone unturned in putting pressure on a gang of equally miserable individuals (jury led by judge Alessandra Salvadori).

A poor madman in search of fame after having moved from the anti-mafia prosecution to the terrorism one, he succeeded where other miserable colleagues of his had failed for decades: subversive association for the purposes of terrorism.

Already I see him in a few days’ time sitting on the Vespa armchairs in “Porta a Porta” [long-standing populist TV news show], along with some failed criminologist spouting off about anarchism and how it is divided into groups, smaller groups, good and bad and his heroic deeds against the F.A.I.-F.R.I.

I would like to remind the miserable deputy prosecutor that despite the high sentences you’ve obtained against our comrades, brothers and sisters Alfredo, Nicola, Anna, Marco e Alessandro, you have only won a small battle… the war against the State and miserable wretches like yourself will be a long one.

I am aware that these few lines of mine will end up adding to another pile of shit that you’ll vomit on the next judicial proceedings in the appeal court, but that’s not my problem…

Never think that I will lose any sleep with your threats because your fellow inquisitors have already tried in the past, and if you talk about me today it means that I am still standing and not backing off one millimetre. I will also continue to do what I do best: take your disgusting plan and turn it against you.

You will never see Alfredo, Nicola, Anna, Marco e Alessandro buried in your dungeons. They are with us every day, hour, minutes and seconds, and we will never fail to make them feel our warmth, our solidarity and complicity until we have them with us again.
This goes for them and many other anarchist comrades imprisoned in the jails all over the world.
This goes until nothing remains of your institutions and prisons but ashes.

Forever your enemy!
For the insurrection, for Anarchy.

25/04/19
Gioacchino Somma

[From actforfree.nostate.net].

(it-en) Solidarietà con gli anarchici processati dallo Stato belga

Solidarietà con gli anarchici processati dallo Stato belga

Fare perdere la repressione
Tutte le forme di violenza fisica e psicologica intrinseche all’imposizione quotidiana propria di tutti gli Stati e di tutte le democrazie, questa è la repressione.
La continua espansione delle sue pene, dei procedimenti giudiziari e degli strumenti di reclusione potrebbero essere la sua realizzazione più ovvia.
L’interiorizzazione generalizzata della sua percezione di “giustizia” e l’onnipresente confusione che afferma che la realizzazione personale passa attraverso il lavoro e il consumo sono sicuramente i suoi più grandi successi.
Tuttavia, la repressione perde.
Ogni volta che ci ribelliamo, sputiamo di fronte al colonialismo morale di questo sistema, e lo sabotiamo.
Ogni volta, ondate di rivolta espongono i limiti del controllo dello Stato, e rendono immaginabile una fine completa ad esso.
Ogni volta, le nostre azioni scartano la cortina fumogena delle menzogne e ci fanno capire che la nostra libertà è da trovare nell’attaccare l’autorità e non nell’obbedire ad essa.
La repressione ha tutto da perdere.

Solidarietà con gli anarchici processati dallo Stato belga

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Solidarity with the anarchists prosecuted by the Belgian state

Making repression lose
All forms of physical and psychological violence that are intrinsic to the daily enforcement of all states and all democracies, this is repression.
The continuous expansion of its punishment, prosecution, and imprisonment tools might be its most obvious realization.
The generalized internalization of its perception of “justice”, and the omnipresent confusion that personal fulfillment comes through work and consumption are surely its greatest achievements.
However, repression loses.
Each time we rebel, we spit in the face of the moral colonialism of this system, and we sabotage it.
Each time, waves of revolt expose the limits of the control of the state, and render imaginable a complete end to it.
Each time, our actions discard the smoke screen of lies, and make us sense that our freedom is to be found in attacking authority and not in obeying it.
Repression has everything to lose.

Solidarity with the anarchists prosecuted by the Belgian state

[English text from actforfree.nostate.net and lalime.noblogs.org].

(it) Italia: Bollettino n. 2 – Biblioteca Spazio Anarchico “Lunanera” – Cosenza

i-b-italia-bollettino-n-2-biblioteca-spazio-anarch-1.jpgBollettino n. 2

E’ disponibile il secondo numero del Bollettino della biblioteca dello Spazio Anarchico “Lunanera”

indice:
– Cum ira et studio
– “La responsabilità degli anarchici
– Senza dogmi
– Cani e porci
– Presentazone del libro “I Giustizieri. Propaganda del fatto e attentati anarchici di fine Ottocento” di Gino Vatteroni. Alcune riflessioni dialogando con l’autore.
– Una breve nota introduttiva alla riedizione del libro “Storie nostre
– Alcune considerazioni su: “Guerra alla natura. Riflessioni sugli ultimi sviluppi delle manipolazioni genetiche in campo agricolo e zootecnico
– Scontro di classe e difesa della natura
– Sull’onda di una non-presentazione
Bandiera Nera
– Sono gli individualisti degli anormali
– Considerazioni sull’individualismo anarchico
– Per la distruzione delle opinioni

per richiedere copie o per organizzare presentazioni scrivere alla mail: lunanera[chiocciola]mortemale.org

Spazio Anarchico “Lunanera”
viale della Repubblica – 293 – Cosenza

[Tratto da anarhija.info].

(fr-es) Hérésie, numéro 3

https://attaque.noblogs.org/files/2019/04/H%C3%A9r%C3%A9sie_3.pngHérésie, numéro 3

Ceci est le troisième numéro d’Hérésie. Pour simplifier, le sous-titre est « réflexions individualistes », mais la revue n’est pas enfermée dans cette définition, et de temps en temps les différents textes publiés peuvent même se contredire entre eux. La raison d’être d’Hérésie est de contribuer à des débats parmi les anarchistes, de ressortir des oubliettes des vieux textes qui n’ont pas perdu du sens aujourd’hui, et de traduire des textes qui selon moi méritent d’être diffusées dans l’aire francophone.

Tant que mon pessimisme ne me fera pas abdiquer sur l’envie et le besoin de m’adresser à ceux/celles qui partagent des désirs, des angoisses, des rages et des réflexions similaires, Hérésie existera, et sera publiée de façon plus ou moins régulière.

Sommaire du numéro 3 :

• Introduction
• Prélude, Benjamin de Casseres
• Du pessimisme, Neti
• Mon individualisme libertaire, D. Giraud
• Lettre d’une lycéenne à ses parents
• Vagabond, Apio Ludd
• La Louve, L.
• Au-delà du Mouvement, DMP
• Drogue, M.V.
• Ne cesse jamais de chercher, Une Assemblée d’Anarchistes Anonymes

La proposition de contributions, de dialogue, reste toujours ouverte. Et les retours, critiques, remarques sont toujours bienvenus.

Comme pour les numéros précédents, Hérésie n’est pas disponible sur la toile virtuelle, il suffit donc d’envoyer un mail à diomedea(arobase)riseup(point)net pour la recevoir sur papier dans sa boîte aux lettres.

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Hérésie, n. 3

Este es el tercer número de Hérésie. Para simplificar, el subtítulo es «reflexiones individualistas», pero la revista no está incluida en esta definición, y de vez en cuando los diversos textos publicados pueden incluso contradecirse entre sí. La razón de ser de Hérésie es contribuir a los debates entre lxs anarquistas, dejando atrás los textos antiguos que hoy no han perdido sentido y traducir textos que, en mi opinión, merecen ser transmitidos. en la zona francófona.

Mientras mi pesimismo no me haga renunciar al deseo y la necesidad de dirigirme a quienes comparten deseos, ansiedades, rabias y reflexiones similares, Hérésie existirá y se publicará más o menos regular.

Sumario del numéro 3:

• Introduction
• Prélude, Benjamin de Casseres
• Du pessimisme, Neti
• Mon individualisme libertaire, D. Giraud
• Lettre d’une lycéenne à ses parents
• Vagabond, Apio Ludd
• La Louve, L.
• Au-delà du Mouvement, DMP
• Drogue, M.V.
• Ne cesse jamais de chercher, Une Assemblée d’Anarchistes Anonymes

La propuesta de aportes y diálogo sigue abierta. Y los comentarios, críticas, comentarios son siempre bienvenidos.

En cuanto a los problemas anteriores, Hérésie no está disponible en el lienzo virtual, por lo que solo envíe un correo electrónico a diomedea (arroba) riseup (dot) net para recibirlo en papel en su buzón.

[Traducción: anarquia.info].

(it) Che stiano tornando?

“Passeggiate del tubo”. È così che vengono chiamate le escursioni che alcuni organizzano per far vedere ad altri il percorso che il gasdotto Tap dovrà percorrere lungo il territorio salentino, per arrivare dall’approdo alla centrale di depressurizzazione, e poi da questa al raccordo Snam nazionale, percorrendo ulteriori 55 chilometri.

Una di queste passeggiate è stata organizzata anche il giorno di pasquetta. Dopo una opportuna intervista di rito con una tv locale, quindi, il Portatore Sano di Notizie Scientifiche ha guidato un manipolo di Aspiranti Conoscitori della Verità lungo l’area di cantiere di Tap che passa proprio a ridosso della masseria dove si svolgeva la pasquetta, spiegando loro, presumibilmente, con termini appropriati e forbiti, e dall’alto delle sue competenze scientifiche, che la recinzione che avevano davanti agli occhi era una recinzione, la quale delimitava un’area di cantiere che era proprio un’area di cantiere, lungo cui dovrà passare un tubo d’acciaio, al cui interno dovrà poi scorrere del gas.

Una volta rientrati gli escursionisti, qualcun altro andava a verificare con i suoi occhi e si rendeva conto che sì, in effetti quella recinzione era una recinzione, ma solo fino ad un certo punto… Sì, perché percorsi qualche centinaio di metri, quella recinzione era stata divelta dal terreno, e non solo divelta, ma si poteva notare che era stata accartocciata, tagliata, resa inservibile, e questo per diverse centinaia di metri e lungo i due lati che delimitavano l’area di cantiere. Una bella sorpresa, insomma, gradevole anche alla vista che, da un certo punto in poi, spaziava libera sui prati di margherite, senza una bruttura d’acciaio che ostruisse la visuale.

Un pensiero si insinua nella testa. Vuoi vedere che in giro c’è anche qualcun altro che fa le passeggiate del tubo, ma animato da ben più nobili e pratiche intenzioni? In fondo non sarebbe una cattiva idea: ci sono chilometri e chilometri di area in via di cantierizzazione, e con la bella stagione tanta gente in giro con la voglia di passeggiare in campagna. Basterebbe avere con sé pochi ed elementari attrezzi, un pizzico di fantasia e un po’ di voglia di giocare…

Torna in mente il primo periodo della lotta contro Tap, esattamente due anni fa, quando le creature fantastiche della campagna uscivano di notte e chiudevano i vigilanti nei cantieri, ne smontavano le recinzioni, ergevano barricate, tendevano imboscate… Ecco, è nuovamente a loro che corre il pensiero, a questi esseri giocosi e dispettosi, sempre pronti a cavalcare un arcobaleno o tirare la coda ai cavalli.

Che stiano tornando?

[Tratto da tiltap.noblogs.org].

(it-fr-es) Miserabili!

Miserabili!

Era tutto pronto fin dal mattino: giornalisti e dirette tv sulla tv nazionale…

Non si è fatto mancare nulla il miserabile magistrato di Torino, Roberto Sparagna, per mettere pressione su una banda di altrettanti miserabili (o giuria popolare capitanata dal giudice Alessandra Salvadori).

Un povero demente in cerca di visibilità che dopo aver traslocato dalla procura antimafia a quella per terrorismo, è riuscito ad arrivare dove per decine di anni altri miserabili dei suoi colleghi hanno fallito: associazione sovversiva con finalità di terrorismo.

Già me lo vedo tra qualche giorno seduto sulle poltrone di casa Vespa a “Porta a Porta”, in compagnia di qualche criminologa fallita a raccontare cosa sia l’anarchismo e come si divide in gruppi, gruppetti, buoni e cattivi e le sue gesta eroiche contro la F.A.I.-F.R.I.

Vorrei ricordare al miserabile sostituto procuratore che nonostante le pene elevate che hai ottenuto contro i nostri compagni, fratelli e sorelle Alfredo, Nicola, Anna, Marco e Alessandro, hai vinto una piccola battaglia… la guerra contro lo Stato ed i miserabili come te sarà lunga.

Sono cosciente che queste poche righe andranno ad aggiungersi ad un’altra quantità di merda che vomiterai sui prossimi atti giudiziari in corte d’appello, ma non è mio problema…

Non pensare mai che mi togli il sonno con le tue minacce perché già c’hanno provato i tuoi colleghi inquisitori in passato, e se oggi tu parli di me vuol dire che resto sempre in piedi e non arretro di mezzo millimetro. Inoltre continuerò a fare quello che so fare di meglio: prendere il tuo bel piano di merda e ribaltartelo contro.

Alfredo, Nicola, Anna, Marco e Alessandro non li vedrete mai seppelliti nei vostri lager!
Loro sono con noi ogni giorno, ora, minuti e istanti, e non mancheremo mai di fargli sentire il nostro calore, la nostra solidarietà e la nostra complicità fino a quando non li avremo di nuovo tra noi.

Questo sarà per loro e per tantissimi altri compagni anarchici detenuti in ogni lager del mondo.
Questo sarà fino a quando delle vostre istituzioni e delle vostre carceri non rimarranno che le ceneri.

Per sempre nemico vostro!
Per l’insurrezione, per l’Anarchia.

25/04/19
Gioacchino Somma

[Tratto da anarhija.info].

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Minables!

Tout était prêt depuis le matin : journalistes et directe télé sur les chaînes nationales…

Le minable Proc’ de Turin, Roberto Sparagna, ne manquait de rien, afin de mettre la pression sur une bande de minables comme lui (le jury populaire, guidé par la juge Alessandra Salvadori).

Un pauvre dément à la recherche de notoriété qui, après son déménagement du parquet anti-mafia à celui antiterrorisme, a réussi à arriver là où, pendant des dizaines d’années, d’autres minables collègues à lui ne sont pas parvenus : association subversive avec finalité de terrorisme.

Je le vois déjà, dans quelques jours, chez Vespa sur « Porta a Porta » [émission télé d’« information », très connue, menée par le journaflic Bruno Vespa], avec une quelconque criminologue ratée, en train de raconter qu’est ce qu’est l’anarchisme, comme il se divise en groupes, bandes, gentils et méchants, ainsi que ses propres actes d’héroïsme contre la FAI/FRI.

Je voudrais rappeler au minable Procurateur adjoint que, malgré les dures peines que t’as obtenu contre nos compagnons, frères et sœurs Alfredo, Nicola, Anna, Marco et Alessandro, tu n’a gagné qu’une petite bataille… la guerre contre l’État et ses minables serviteurs, comme toi, sera longue.

Je sais que ces quelques lignes iront s’ajouter au tas de merde que tu vomira dans les prochains dossiers judiciaires en Appel, mais ce n’est pas mon problème…

Ne pense pas que tu me fais peur avec tes menaces, tes collègues inquisiteurs y ont déjà essayé par le passé et si aujourd’hui encore tu parle de moi, cela signifie que je suis encore débout et que je ne recule pas, ne serait que d’une demi-millimètre. En plus, je continuerai à faire ce que je sais faire de mieux : prendre ton joli tas de merde et te le renvoyer.

Alfredo, Nicola, Anna, Marco et Alessandro, toi et tes semblables vous ne les verrez pas enterrés dans vos bagnes !
Ils sont avec nous chaque jour, à chaque heure, à chaque minute, à chaque instant et nous ne manquerons pas de leur faire sentir notre chaleur, notre solidarité et notre complicité, jusqu’à quand on les reverra à nouveaux parmi nous.

Cela vaut pour eux et pour les très nombreux compagnons anarchistes prisonnier dans toutes les prisons du monde.
Cela vaut jusqu’à quand, de vos institutions et de vos prisons, ne resteront que des cendres.

Toujours votre ennemi !
Pour l’insurrection, pour l’Anarchie !

25/04/2019
Gioacchino Somma

[Depuis attaque.noblogs.org].

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Miserables!

Todo estaba listo por la mañana: periodistas y señal en vivo en la televisión nacional…

El miserable magistrado de Turín, Roberto Sparagna, no perdió nada para presionar a una banda de hombres miserables (o jurado popular encabezado por la jueza Alessandra Salvadori).

Un pobre demente en busca de visibilidad que, después de pasar de la oficina del fiscal antimafia a la de terrorismo, logró llegar a donde fallaron durante décadas otrxs miserables colegas: una asociación subversiva con objetivos terroristas.

Ya lo veo en unos pocos días sentado en los sillones de la casa Vespa en «Porta a Porta», en compañía de algunxs criminólogxs explicando qué es el anarquismo y cómo se divide en grupos, grupos pequeños y bueno sobre sus hazañas heroicas contra la FAI-FRI.

Me gustaría recordarle al miserable fiscal adjunto que a pesar de las altas sanciones que han recibido nuestrxs compañerxs, hermanos y hermanas Alfredo, Nicola, Anna, Marco y Alessandro, ha ganado una pequeña batalla… la guerra contra el Estado y los miserables como tu será algo largo.

Soy consciente de que estas pocas líneas se agregarán a otra cantidad de mierda que vomitará en los próximos actos judiciales en el tribunal de apelación, pero no es mi problema…

Nunca pienses que nos quitas el sueño con tus amenazas porque tus compañerxs inquisidores en el pasado ya lo han intentado, y si hoy hablas de mí, significa que siempre estoy en pie y no medio milímetro detrás. También continuaré haciendo lo que mejor hago: toma tu hermoso plan de mierda y ponlo en tu contra.

¡Alfredo, Nicola, Anna, Marco y Alessandro nunca lxs verán enterradxs en tus prisiones!

Están con nosotrxs cada día, hora, minuto e instante, y nunca dejaremos de hacerles sentir nuestro calor, nuestra solidaridad y complicidad hasta que lxs tengamos nuevamente entre nosotrxs.

Esto será por ellxs y por muchxs otrxs compañerxs anarquistas en cada campo de concentración del mundo.

Esto será hasta que sus instituciones y sus prisiones queden en cenizas.

¡Por siempre vuestro enemigo!
Por la insurrección, por la anarquía!.

04.25.19
Gioacchino Somma

[Traducción: anarquia.info].

(it-en) Condanne per il processo “Scripta manent”

Condanne per il processo “Scripta manent”

E’ stata emessa la sentenza di primo grado nel processo iniziato a giugno 2017 riguardante l’operazione “Scripta manent”, che il 6 settembre 2016 comportò l’arresto di cinque compagni anarchici e la notifica della custodia cautelare in carcere ad altri due compagni già prigionieri (Alfredo e Nicola). Le richieste di condanna proposte dal pubblico ministero R. Sparagna per 22 compagni anarchici imputati superavano i 200 anni.

Il 24 aprile, come riportato in Croce Nera Anarchica, sono state emesse le condanne:

Condannati i compagni anarchici Alfredo Cospito ad anni 20, Anna Beniamino ad anni 17, Nicola Gai ad anni 9, Alessandro Mercogliano e Marco Bisesti ad anni 5. Assolti gli altri imputati.

LA SALUTE E’ IN VOI!

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Operation Scripta Manent Sentences

A first instance sentence was issued in the trial begun in June 2017 regarding the “Scripta manent” operation, which on September 6, 2016 led to the arrest of five anarchist comrades and the notification of pre-trial detention to two other imprisoned anarchist comrades (Alfredo and Nicola). The requests of condemnation proposed by the public prosecutor R. Sparagna for 22 accused anarchist comrades exceeded 200 years.

On April 24th sentences have been issued, as reported in Croce Nera Anarchica website:

Anarchist comrades sentenced: Alfredo Cospito to 20 years, Anna Beniamino to 17 years, Nicola Gai to 9 years, Alessandro Mercogliano and Marco Bisesti to 5 years each. The other accused were acquitted.

HEALTH IS IN YOU!

 

(es) Kalinov Most, n. 4 – Publicación Anarquista Internacional / Abril 2019

Índice:

*Editorial

*Sobre la necesidad de continuar la lucha dentro de la cárcel: Prisiones, opciones y trayectoria subversiva en la región chilena.

*Estrategias y particularidades del control al interior de las cárceles en el Estado Español.

*Autoatentados, montajes y sospechas: Cuando la teoria del Estado entra en nuestras cabezas.

*La peste de la cripto-democracia (o cómo lo autoritario se nos colo a base de falsas oposiciones y errados conceptos.

(Aportes externos)

*Breve reporte informativo del Estado del tiempo.

*Pólvora y tinta. Reflexiones sueltas…Sin separar teoría-acción, contra toda especialización.

e-mail: kalinovmost[at]riseup.net
www.kalinovmost.wordpress.com

(it-en-fr) “Lo spirito continua” – Incendiato un ripetitore nei pressi di Rovereto

Tratto da roundrobin.info:

“Lo spirito continua” – Incendiato un ripetitore nei pressi di Rovereto

Apprendiamo dai media locali che nella notte fra il 15 e il 16 aprile a Terragnolo, vicino a Rovereto, ignoti hanno incendiato un ripetitore della RAI e della telefonia mobile. Lasciate le scritte: “Solidarietà con anarchici in galera”, “Contro videoconferenza e blocco posta”, “Lo spirito continua”.

Qui il link ad uno degli articoli dei media di regime.

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From 325.nostate.net:

Trentino, Italy: TV & Mobile Phone Tower Torched in Solidarity with Anarchist Prisoners

Local newspapers have reported that a TV and mobile phone tower was set on fire in Terragnolo, in the Potrich (Trentino) area on April 16th at around 10PM. Painted slogans reading “Solidarity With Anarchist Prisoners”, “Stop Video Conferencing” (which replaces prisoner transfers to court hearings), “Stop Blocking Mail” and “The Spirit Continues” were found at the site.

Of the four incendiary bottles used to start the fire, only one managed to ignite the cables, the other three that were located inside the electrical transformers failed to ignite due to ‘lack of oxygen’ according to the carabiniers [paramilitary police] in charge of the investigation. A person who lived nearby spotted the flames from the street and notified the fire brigade, however they arrived to late to prevent many of the cables from burning. This location is also part of a region that has been selected to experience the 5G network in the near future.

Technicians were able to restore TV service during the night, however mobile phone reception is still not properly restored.

Freedom For All,
Fire To The Prisons

Source and some good photos:

https://sansattendre.noblogs.org/post/2019/04/19/terragnolo-trentin-italie-incendie-dune-antenne-relais-en-solidarite-avec-les-anarchistes-incarceres-16-avril-2019/

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Depuis sansattendre.noblogs.org:

Terragnolo (Trentin), Italie : Incendie d’une antenne relais en solidarité avec les anarchistes incarcérés – 16 avril 2019

On apprend par les journaux locaux qu’un relais de téléphonie et de télévision a été incendié à Terragnolo, dans la zone de Potrich (Trentin) le 16 avril vers 22h. Les tags « Solidaires avec les anarchistes en prison, contre la visioconférence (qui remplace les transferts aux audiences) et le blocage du courrier » et « l’esprit continue » ont été retrouvés sur place.

Sur les quatre bouteilles incendiaires utilisées, une seule aurait pris contre les câbles, les trois autres situées à l’intérieur des transformateurs électriques ayant fait long feu, « faute d’oxygène » selon les carabiniers chargés de l’enquête. C’est un voisin apercevant les flammes depuis la route qui a prévenu les pompiers, arrivés trop tard pour empêcher de nombreux câbles de se consumer. Cet emplacement fait par ailleurs partie de ceux retenus pour expérimenter la 5G dans le coin.

Les techniciens ont réussi à remettre la télévision au cours de la nuit, mais la téléphonie mobile restait, elle, très perturbée.

Liberté pour toutes et tous,
feu aux prisons !

(it-en) Incontro Internazionale di Liberazione Animale – Roma, 26-28 Luglio 2019

Incontro Internazionale di Liberazione Animale 2019
Roma, 26-28 luglio 2019

Un momento in cui incontrarci, condividere analisi e conoscenze, discutere di pratiche e strategie per la lotta contro l’oppressione degli animali e la distruzione dei loro habitat. Una lotta che per noi è parte di una tensione più ampia contro ogni forma di sfruttamento, oppressione e autorità, per la liberazione totale.

Questo incontro ha l’intento di connettere individui e piccoli gruppi di affinità che lottano per la liberazione animale in una direzione che è differente da quella intrapresa dalla maggior parte dei gruppi animalisti odierni. I gruppi di attivisti animalisti che non hanno sviluppato un’analisi politica più ampia, a volte per semplice qualunquismo a volte per scelte ben ragionate, stanno attraendo sempre più persone che sostengono o semplicemente accettano politiche razziste, sessiste, nazionaliste e patriarcali. Dall’altro lato, in parte del movimento di liberazione si è diffuso l’approccio riformista che fa affidamento sui mass media, su pratiche capitaliste di marketing e sul dialogo con lo Stato. Parleremo della situazione nei nostri paesi e di come ricostruire un movimento radicale.

Ci piacerebbe che l’incontro si focalizzasse in particolare sulle proposte pratiche e strategiche di azione oltre che sulle discussioni filosofiche e teoriche. Vorremmo che fosse un luogo dove condividere le nostre esperienze, dove trovare ispirazione e dove valutare quello che sta funzionando o meno nei nostri territori rispetto ai nostri sforzi di riaccendere una lotta di liberazione animale che sia anarchica e intersezionale. Questo incontro si pone in continuità con l’Incontro Europeo per la Liberazione Animale che si è svolto a Bilbao dall’1 al 3 giugno 2018 e quelli degli anni precedenti a Bristol e Marsiglia [1].

La lotta anarchica per liberazione da ogni forma di autorità e potere è il quadro entro cui intendiamo la lotta per la liberazione animale. Molte persone possono non definirsi anarchiche ma opporsi comunque alla gerarchia e all’addomesticamento, e vorremmo che queste persone prendessero parte all’incontro.

Vogliamo costruire una rete in cui lavorare collettivamente per costruire legami di solidarietà e resistere alla repressione dello Stato. La lotta di liberazione animale è per noi strettamente connessa ad altre lotte di liberazione (contro il patriarcato, l’omo/transfobia, il razzismo, il colonialismo, la distruzione ecologica ecc.) e ha bisogno di ascoltare ed entrare in connessione con le persone più colpite da queste oppressioni e con le loro lotte, per costruire un movimento inclusivo che non riproduca le gerarchie dominanti. Altri aspetti importanti di cui vogliamo parlare sono il supporto all’azione diretta e il supporto ai/le prigionierx.

Vogliamo che questo incontro sia completamente auto-organizzato. Proporremo un paio di discussioni ma vogliamo lasciare lo spazio a chiunque di proporre un dibattito. Incoraggiamo in particolare compagnx e attivistx a partecipare e condividere le esperienze di lotte di liberazione animale nei propri territori o le proprie conoscenze pratiche. Se vuoi proporre una presentazione contattaci con una breve descrizione alla email

e-mail: animalgathering2019[at]riseup.net
sito internet: https://animalgathering2019.noblogs.org/
Note: [1] Bilbao 2018: https://animalliberationgathering.wordpress.com/
Bristol 2017: https://bristolliberationgathering.wordpress.com/
Marseille: ratattack[at]riseup.net
[Tratto da quaglia.noblogs.org].
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International Animal Liberation Gathering 2019 – Rome (Italy)
Rome, 26th-28th July 2019
An occasion to meet each other, to share analyses and skills and to discuss experiences and strategies in the fight against the oppression of animals and the destruction of their habitats. A fight that for us is part of the wider fight against every form of exploitation, oppression and authority, for total liberation.
This gathering wishes to connect individuals and small groups of like minded people working for animal liberation in a way that is radically different from that undertaken by the majority of animal right groups nowadays. Animal activist groups that lack wider politics, be it for political apathy or for well thought out choices, are becoming increasingly appealing to people with fascist, nationalist, sexist and racist views.
On the other side, in the last years a reformist approach that relies on mass media, on market capitalism and dialogue with the State spread in part of the animal rights movement. We will be talking about the situation in our countries and about how to rebuild a radical movement.
We would like the gathering to have a special focus on strategy and practical proposals in addition to the philosophical and theoretical discussions. We want it to be a place where to share our experiences, to find inspiration and see what is working or not in our territories concerning our efforts to incite once again an animal liberation struggle that is anarchist and intersectional. This gathering is in continuity with the European Animal Liberation Gathering which took place in Bilbao from 1 to 3 June 2018 and the previous ones in Bristol and Marseille [1].
The anarchist struggle for liberation from any form of authority and power is the frame into which we conceive the struggle for animal liberation. Many people would not define themselves as anarchist but are still opposed to hierarchy and domestication, we would love for these people to be part of the gathering.
We want to build a network where we can work collectively to build solidarity bonds and resist repression. The animal liberation struggle is for us strongly interconnected to other struggles for liberation (against patriarchy, homo/transphobia, racism, colonization, environmental destruction and so on) and needs to listen and connect with the people most affected by these oppressions and their struggle to build a inclusive movement that doesn’t reproduce the dominant hierarchies. Other important aspects that we want to talk about are the support for direct action and prisoners support.
We want this gathering to be completely self-organized. We will propose a couple of discussions but we want to leave the space for everybody to propose a debate. We especially encourage comrades and activists to participate and share their experiences of animal liberation struggles in their territory or their practical skills. If you want to propose a presentation please contact us with a short description of it.
e-mail: animalgathering2019[at]riseup.net
website: https://animalgathering2019.noblogs.org/
Notes:
[1] Bilbao 2018: https://animalliberationgathering.wordpress.com/
Bristol 2017: https://bristolliberationgathering.wordpress.com/
Marseille: ratattack[at]riseup.net
[From 325.nostate.net].

(it) Domenica 28 aprile 2019: Presidi alle carceri di Ferrara, Tolmezzo e L’Aquila

Domenica 28 aprile 2019
Presidi alle carceri di Ferrara, Tolmezzo e L’Aquila
In solidarietà agli anarchici e alle anarchiche prigionieri/e

Carcere di Tolmezzo (via Paluzza 77): Ore 14.00.
Carcere di Ferrara (via Arginone 327): Ore 13.00.
Carcere de L’Aquila (via Amiternina 3, località Costarelle di Preturo): Ore 13.00.

[Tratto da paginecontrolatortura.noblogs.org: qui e qui].

(en-it) Athens, Greece, 22.03.19: Grenade Attack Against the Russian Consulate by FAI / FRI Revenge Cell “Mikhail Zhlobitsky”

From 325.nostate.net and mpalothia.net:

Athens, Greece: Grenade Attack Against the Russian Consulate by FAI / FRI Revenge Cell “Mikhail Zhlobitsky”.

We assume responsibility for the grenade assault on the Russian Consulate on Tzavella Street in Chalandri [suburb in Northern Athens] on March 22.

Each state seeks continuity, which is of particular importance both for its existence and for the preservation and expansion of its vital space. We define the vital space of a state structure as a concept that raises every economic and spatial interest. Applying this policy to us is what we commonly call imperialism. This policy is not a strategic choice of a state, but it is indistinguishable from its very existence. Automatically, each state applies or follows the imperialist policy of an alliance in that country. This position comes to overthrow the rhetoric of the holy fellowship of the smaller ones in dynamic states towards the more powerful ones, which the left has been trying to make for years and parts of the anarchist space embraces. Over the years, many alliances have been built up and, as a result, many skirmishes, depending on the interests at stake. Under the veil of these inter-axiomatic contrasts in combination with the economic and political conjuncture, discrepancies in the dynamics of each state are created or adjusted. Relationships between states have always been a dynamic condition that is modified on the subject rather than a static situation.

On the basis of the above parameters, since the middle of the last century, there are two states that have predominantly dominated the world chessboard, the US state and the state of Russia (up to 1991 as the USSR). A common mistake we find in leftist approaches is that these two states are two poles of continual conflict, deliberately disregarding the synthetic (geo) political strategies they have drawn over the years from the division of political influence zones into the Yalta conference in February 1945, as well as political support for military interventions inside Syria. A piece of the same narrative carries a highly unilateral critique of so-called “American imperialism,” while turning a blind eye to Russia’s expansive politics by burying many of the war crimes it has committed. We do not make any distinction between these two states, as we consider our policies equally hostile.

Recalling the ghosts of the past

Bourgeois democracy in Russia was established in 1991 after the fall of the communist regime. For so many years, we have perceived a pervasive nostalgia for the political management of the Soviet Union, which seems totally stupid to us because, with the justification of any political changes to the regimes, some seem to consciously ignore the same power of authority that governs the existence of the state itself. These nostalgists also ignore and often defend the USSR’s expansive aspirations by flushing this strategic choice of a state-friendly country, since they consider it a “red” war to enforce the socialist regime. They have attempted to break the criminal policy of the 1979 military intervention in Afghanistan, the long-suffering repression of the 1956 rebellion of Hungary, the violent interference and enforcement of Czechoslovakia (1968), and especially the invasion of Poland 1939, where millions of people were massacred in collaboration with Nazi Germany. Somewhere here we want to point out that when we talk about military tactics and military interventions, we mean the constant strategy of terrorizing and murdering the civilized people for the more effective enforcement of the occupying army. It is obvious to us that an army invading another country, apart from the direct frontal confrontation with the rival troops, has the political choice to diffuse the feeling of fear and insecurity in the civilian population. This is achieved through multiple bombings in various parts of the public domain (often in schools and hospitals), while at the same time destroying production structures with the ultimate goal of physically depriving citizens. It seems ridiculous and hypocritical to read tearful analyzes of the bombing of the US state, while ignoring Russian crimes.

Another tangible example of the practices of this troubled state was the management of relations with Ukraine’s anarchist black army of Nestor Machno. The then Communist leadership took advantage of the dynamics and the fighting skills of this army by doing joint ventures against the White Army Nationalists. Then, when it felt that it had nothing more to gain from this partnership, it realized that the ideological and political interests of the two sides were in conflict, since the anarchists of Ukraine did not support the communist model, and the Bolsheviks decided to exterminate them politically, of course. The Communists did not want to allow the existence of an anarchist structure in such a near-spatial field, as they had to deal with their own internal political opponents. The regime itself had mobilized, for the domestic repression of political opponents of every political origin, the Cheka (an identical organization of the Greek Communist Party’s GUN), which initially assassinated nationalists and defenders of the Tsarist regime and later anarchists, Trotskyists, and even Stalinists who chose to disagree with any decisions of the central political line in the name of sociopolitical uniformity and totalitarianism.

Power is “regenerated”, rot is perpetuated

Russia, after the restoration of the free market system in the country and the fall of communist totalitarianism, has evolved into a new type of autocracy with a democratic mantle. To rebuild its economic and political prestige, as expected, it has continued and continues to date geopolitical demands and defending its interests in transnational skirmishes. At the top of the political leadership, the same president, who is faithful to the tradition of Russia, has been steadfastly committed to creating for himself a profile as a leader who is something of a glorious tsar and a robust general secretary. At the top of the economic elite, there is a powerful class of wealthy oligarchs, which is a new version of the aristocracy. Orthodoxy, conservatism and old traditions have remained unchanged in time, despite the change of regimes and are the pillars of the new seemingly reborn Russia. These pillars have been well established since socialist times and have been preserved in a suffocating environment of very intense governmental autarchism. The above concepts compose the puzzles of an incomparable social ethics, resulting in the disciplining, apathy and inactivation of the most deprived social groups to date. While nationalism and chauvinism dominate the social sphere of Russia; at the same time, every sign of opposition to the dominant norms, every radical expression, every kind of activism, any aggressive mood for power is mercilessly hit by a powerful state mechanism that retains the reflexes of socialist repression. In particular, in February 2018, several anarchists were arrested, tortured and jailed for hanging banners saying “The FSB is the main terrorist” and for participation in Narodnaya Samooborona. A few months earlier, FSB arrested and tortured 8 anarchists to confess that they were part of the Network. The craze of state repression to eliminate anarchist action did not stop there. Last February, 10 comrades were put in state hostage, during which they were beaten and electric shocked to confess their guilt and “give up” their companions. Azat Miftahov, who is accused of building explosives and joining Narodnaya Samooborona, remained in the hands of the state in opposition to his comrades, who were eventually tortured and released.

On Oct. 31, 17-year-old anarchist Mikhail Zhlobitsky invaded the offices of the FSB (Federal Security Office and successor to the KGB) in Arkhangelsk, triggering an explosive device, causing serious damage to the building, injuring three officials and losing his own life. When the news came to our ears, there was a feeling of deep sorrow in the death of our brother who we may never have known, but we feel we’ve known for years because our choices are common to the same hateful enemies. Our feelings about Mikhail made these words, words that are not just hollow and wooden, words that are soaked and charged with rage, words that when spilled on the paper flew sparks and triggered our desire to pull the fork from the grenade and send it to the Russian Consulate’s office, giving shape to our most rabid need for revenge. The nightmare that the comrade gave birth to FSB federal cops, will be revived every time we or some other comrade decides to attack. Mikhail, like any comrade who gave his life for Anarchy, will again take flesh and bones through retaliatory actions and sow terror into the pathetic journalists and the worried cops and judges. As a minimum sign of respect for our deceased partner, we chose to give his name to the attack we made.

Strength and solidarity to the anarchists Yuliy Boyarshinov, Vasiliy Kuksov, Dmitriy Pchelintsev, Arman Sagynbaev, Andrey Chernov, Ilya Shakurskiy, Igor Shishkin, Viktor Filinkov, those arrested on February 1, 2019 and Azat Miftahov.

Do you hear the noise coming from far away? They are desperate screams from torture rooms. The harsh blows of the bullets in body. The creepy sound made by the body when the current passes through it during the electric shock. They are nearby, asking for their lost comrades and wondering if they are still alive or if they are in a secret detention center. It is mourning, angry, but also numb for the little one who took revenge by giving his own life. They are our comrades and they suffer. Listen carefully…

FAI / FRI Revenge Cell ‘Mikhail Zhlobitsky’

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Tratto da roundrobin.info:

Atene, Grecia, 22.03.2019: Attacco contro il consolato russo

Nei vostri incubi, i nostri morti vengono per primi

Ci assumiamo la responsabilità dell’attacco con una granata al consolato russo in Via Tzavella a Halandri (nord di Atene) il 22 marzo.

Ogni stato cerca la continuità, che è di particolare importanza sia per la sua esistenza che per la conservazione e l’espansione del suo spazio vitale. Definiamo lo spazio vitale di una struttura statale come un concetto che riunisce ogni interesse economico e spaziale. L’attuazione di questa politica è per noi ciò che comunemente chiamiamo imperialismo. Questa politica non è una scelta strategica di uno stato, ma è inseparabile dalla sua stessa esistenza. Ogni stato attua o segue automaticamente la politica imperialista di un paese alleato in quel paese. Questa posizione viene a mettere da parte la retorica di santificare gli stati più piccoli contro gli stati più forti, che la sinistra cerca di vendere da anni ed è abbracciata da frammenti del movimento anarchico. Nel corso degli anni sono state costruite molte alleanze e, di conseguenza, sono state combattute molte battaglie, a seconda degli interessi in gioco. Sotto il velo di questi contrasti interautoritari, combinati con il contesto economico-politico, si creano o si aggiustano divergenze nelle dinamiche di ogni stato. Le relazioni tra gli stati membri sono sempre state una condizione dinamica che si è modificata su queste basi e non una situazione statica.

Sulla base dei parametri sopra riportati, dalla metà del secolo scorso, ci sono due stati che hanno dominato in maniera predominante la scacchiera mondiale, lo stato degli Stati Uniti e lo stato della Russia (fino al 1991 come URSS). Un errore comune che troviamo negli approcci di sinistra è che questi due stati sono i due poli di un conflitto continuo, ignorando deliberatamente le strategie (geo)politiche sintetiche che sono state portate avanti negli anni, dalla divisione delle zone di influenza politica nella conferenza di Yalta nel febbraio del 1945, fino al supporto politico agli interventi militari in Siria. Parte della stessa narrazione porta avanti una critica fortemente unilaterale al cosiddetto “imperialismo americano”, chiudendo un occhio sulla politica espansionista della Russia e seppellendo molti dei crimini di guerra che ha commesso. Non facciamo alcuna distinzione tra questi due stati, in quanto consideriamo le loro politiche altrettanto ostili.

Ricordare i fantasmi del passato

La democrazia borghese in Russia è stata fondata nel 1991 dopo la caduta del regime comunista. Per molti anni, abbiamo visto una nostalgia pervasiva per la gestione politica dell’Unione Sovietica, che riteniamo totalmente stupida perché, con la giustificazione di qualsiasi cambiamento politico dei regimi, alcuni sembrano ignorare consapevolmente la stessa continuità autoritaria che governa l’esistenza di ciascuno stato.
Questi nostalgici, inoltre, ignorano e molte volte difendono le ambizioni espansioniste dell’URSS riproponendo la scelta strategica di uno stato amico, poiché le considerano una guerra “rossa” per l’imposizione del regime socialista.

Hanno tentato di salvare la politica criminale dell’intervento militare in Afghanistan nel 1979, la repressione omicida della rivolta in Ungheria (1956), la violenta interferenza e implicazione negli affari interni della Cecoslovacchia (1968) e, soprattutto, l’invasione della Polonia nel 1939, dove milioni di persone sono state massacrate in collaborazione con la Germania nazista. Da qualche parte qui vogliamo sottolineare che quando parliamo di tattiche di guerra e di interventi militari, intendiamo la costante strategia di terrorizzare ed uccidere la popolazione civile per un più efficace rafforzamento dell’esercito di occupazione. Va da sé che un esercito che invade un altro paese, oltre a confrontarsi direttamente con le truppe avversarie, fa la scelta politica di diffondere paura e insicurezza tra la popolazione civile.

Ciò si ottiene attraverso numerosi bombardamenti in vari luoghi pubblici (molte volte scuole e ospedali), mentre si distruggono le strutture produttive con l’obiettivo ultimo di un impoverimento fisico dei cittadini. A noi sembra ridicolo e ipocrita leggere comunicati strappalacrime a seguito dei bombardamenti degli Stati Uniti, mentre si ignorano i corrispondenti crimini della Russia.

Un altro esempio eclatante delle pratiche di questo stato disgustoso è stata la gestione dei rapporti con l’armata nera anarchica ucraina di Nestor Mahno. L’allora leadership comunista ha approfittato delle capacità dinamiche e militari di questo esercito organizzando operazioni congiunte contro i nazionalisti dell’”Esercito bianco”. In seguito, quando valutò che non poteva ottenere nulla di più da questa alleanza, si rese conto che gli interessi ideologici e politici delle due parti erano in conflitto, siccome gli anarchici dell’Ucraina non supportavano il modello comunista, e i Bolscevichi decisero di distruggerli politicamente e fisicamente. I comunisti non volevano permettere l’esistenza di una struttura anarchica in un’area così vicina dal punto di vista spaziale, siccome dovevano gestire i loro oppositori politici interni.

Il regime stesso aveva mobilitato, per la repressione interna dell’opposizione politica di qualsiasi tipo, la CECA (un’organizzazione identica al GUN del Partito Comunista Greco), che ha assassinato inizialmente nazionalisti e difensori del regime zarista e, successivamente, anarchici, trozkisti ma anche stalinisti che non condividevano tutte le decisioni della linea politica centrale, in nome dell’uniformità socio-politica e del totalitarismo.

Il potere viene “rigenerato”, il marcio perpetuato

La Russia, dopo il ripristino del sistema del libero mercato nel paese e la caduta del totalitarismo comunista, si è trasformata in un nuovo tipo di autocrazia con un mantello democratico. Per ricostruire il suo prestigio economico e politico, come previsto, ha continuato e continua ancora oggi ad avanzare rivendicazioni geopolitiche e a difendere i suoi interessi nelle scaramucce transnazionali. In cima alla leadership politica rimane saldamente lo stesso presidente, che, fedele alla tradizione della Russia, si è preso cura di crearsi un profilo da leader che ha allo stesso tempo qualcosa di un glorioso zar e di un robusto segretario generale. Al vertice dell’élite economica c’è una potente classe di ricchi oligarchi, che è una nuova versione dell’aristocrazia.

Ortodossia, conservatorismo e vecchie tradizioni sono rimaste intatte nel tempo, nonostante il cambiamento di regimi, e sono i pilastri della Nuova Russia, apparentemente rinata. Questi pilastri sono stati gettati fin dai tempi del socialismo e sono stati preservati in un ambiente soffocante di autarchia statale molto intensa. Questi concetti costituiscono il puzzle di un’etica sociale fittizia, che porta alla repressione, l’apatia e la passivizzazione della maggior parte dei gruppi sociali più disagiati fino ad oggi. Mentre il nazionalismo e lo sciovinismo dominano la sfera sociale della Russia, allo stesso tempo ogni segno di opposizione alle norme dominanti, ogni espressione radicale, ogni tipo di attivismo, ogni atteggiamento aggressivo verso l’autorità viene colpito senza pietà da un potente apparato statale, che conserva i riflessi della repressione socialista.

Più precisamente, nel febbraio 2018 diversi anarchici sono stati arrestati, torturati e messi in prigione per aver appeso striscioni che dicevano “L’FSB è il principale terrorista” e per aver fatto parte dell’organizzazione Narodnaya Samooborona. Pochi mesi prima L’FSB arrestò e torturò 8 anarchici per far loro ammettere che facevano parte dell’organizzazione “Network”. La furia della repressione statale per eliminare l’azione anarchica non si è fermata lì. Lo scorso febbraio, 10 compagni sono stati presi in ostaggio, durante quel tempo hanno ricevuto pestaggi e scosse elettriche per confessare le loro colpe, e per infamare i loro compagni. Azat Miftahov, accusato di costruire esplosivi e di partecipare a Narodnaya Samooborona, è rimasto nelle mani dello stato, a differenza dei suoi compagni, che furono torturati e alla fine rilasciati.

Il 31 ottobre, il 17enne anarchico Mikhail Zhlobitsky entra negli uffici dell’FSB (Agenzia federale di sicurezza e successore del KGB) di Archangelsk, innescando un ordigno esplosivo, causando gravi danni all’edificio, ferendo tre funzionari e perdendo la vita lui stesso. Quando la notizia è arrivata alle nostre orecchie, è nato in noi un sentimento di profondo dolore per la morte di nostro fratello che potremmo non aver mai conosciuto, ma che sentiamo di conoscere da anni, perché facciamo le stesse scelte contro gli stessi odiati nemici. I nostri sentimenti per Mikhail hanno modellato queste parole, parole che non sono solo vuote e di legno, parole che sono impregnate e cariche di rabbia, parole che quando versate sulla carta hanno gettato scintille e acceso il nostro desiderio di estrarre la sicura della granata e lanciarla agli uffici del consolato russo, dando forma al nostro più furioso bisogno di vendetta.

L’incubo che il compagno, con la sua azione, ha fatto nascere nei poliziotti federali dell’FSB tornerà a prendere vita ogni volta che noi o un altro compagno decidiamo di attaccare armati. Mikhail, come ogni compagno che ha dato la sua vita per l’Anarchia, tornerà in carne e ossa attraverso azioni di guerriglia e seminerà terrore tra i patetici giornalisti di news 8 e tra i preoccupati sbirri e giudici. Come minimo segno di rispetto per il nostro compagno morto, abbiamo scelto di dare il suo nome all’attacco che abbiamo effettuato.

Forza e solidarietà agli anarchici Yuliy Boyarshinov, Vasiliy Kuksov, Dmitriy Pchelintsev, Arman Sagynbaev, Andrey Chernov, Ilya Shakurskiy, Igor Shishkin, Viktor Filinkov, ai detenuti del 1 ° febbraio 2019 e Azat Miftahov.

Senti il rumore che arriva da lontano? Sono le urla disperate dalle stanze delle torture. I duri colpi delle pallottole nei corpi. Il suono inquietante che fa il corpo quando la corrente lo attraversa durante l’elettroshock. Sono vicini, chiedendo dove sono i loro compagni scomparsi e domandando se sono ancora vivi o se sono in qualche cella segreta. È lutto, arrabbiato ma anche intorpidito per il ragazzo che si è vendicato dando la propria vita. Sono i nostri compagni e stanno soffrendo. Ascolta attentamente…

Cellula di vendetta FAI / FRI
Nucleo” Mikhail Zhlobitsky”

(it-fr) Firenze, processo per l’operazione “Panico”: Resoconto dell’udienza del 18 aprile 2019 ed ennesima nuova calendarizzazione

Resoconto dell’udienza del 18 aprile 2019 ed ennesima nuova calendarizzazione

Oggi è iniziata con l’inghippo iniziale: le trascrizioni peritali delle intercettazioni ambientali, manco complete (cioè mancavano alcune di quelle richieste dai PM perché hanno sbagliato a far le fotocopie delle richieste) erano state depositate settimana scorsa, in particolare quella che per l’accusa è considerata più “incriminante” per Paska. Invece che “gli ho messo un bombone in bocca a casapound” però, il perito ha sentito e trascritto “è venuto a mettere un bombone ecc.” L’accusa si dev’essere risentita, perchè ha insistito affinché il perito riascoltasse l’audio e si avvalesse dell’aiuto di uno studio di registrazione per “pulire” il suono. Dopo queste pressioni, il perito ha infine ritrascritto quest’intercettazione con l’interpretazione dell’accusa, solo che poi l’ha depositata solo ieri alle 17:00, e quindi non era stato possibile per la difesa ritirarne copia prima di stamattina.
La difesa ha dunque chiesto il rinvio per l’impossibilità di condurre il controesame sul perito. Il giudice lì per lì ha detto qualcosa tipo “non c’è tempo”, senza rispondere formalmente alla richiesta e ha fatto iniziare l’udienza.
Ha deposto Monti, il perito in questione; su richiesta del giudice si è ascoltato il famoso audio. Non si sentiva granché, voci sovrapposte indistinguibili, sia nell’audio originale, quasi peggio in quello “pulito”. E’ stato ascoltato diverse volte. Al che Monti ha descritto i passaggi detti prima, e quando ha detto la sua conclusione, cioò che riteneva di doversi correggere perché effettivamente aveva detto “ho messo un bombone”, dal pubblico si è levato un sarcastico applauso e delle voci meno sarcastiche, al che il giudice ha fatto sgomberare l’aula dai compagni presenti tra il pubblico, che sono stati poi fermati dalla digos nella zona fumatori, mentre la celere è stata fatta entrare in tribunale ed aspettava poco lontano.
In assenza del suo avvocato, Paska ha deciso di autodifendersi, e in questa circostanza ha preso la parola per dichiarare che riconosce la voce intercettata come sua, ma che le parole che gli vengono attribuite non sono mai state pronunciate.
Sono stati poi nominati dei nuovi periti per le intercettazioni, che però hanno espresso delle perplessità sul riuscire a finire il lavoro in periodo di festività sotto pasqua.
L’udienza è proseguita parlando della macchina della madre di Paska, che la digos, nella sua testimonianza, sostiene di aver notato parcheggiata sotto il Panico il 2 e 3 gennaio, mentre il suo telefono risultava altrove. La difesa ha chiesto che si rinviasse l’argomento a una data in cui fossero presenti i legali di Paska, il giudice ha negato e ha fatto proseguire. Anche qui quindi Paska si è dovuto difendere da solo, e ha dichiarato che lui dal 31 in poi era a festeggiare altrove, assieme al suo telefono, e che la macchina l’aveva con sé e quindi la digos si dev’essere sbagliata.
Ha testimoniato pure un altro digos su un controllo di Ghespe effettuato in strada il 30/12, questo al fine di controbattere l’elemento difensivo della cartella clinica di Ghespe e la radiografia del suo piede fratturato a fine dicembre ’17. Il digos ha ovviamente detto che durante il fermo ghespe stava in piedi, senza gesso e non ha notato alcuna anomalia nella sua andatura.

Comunque, a parte ciò, la notizia più greve è che, viste le difficoltà dei periti delle intercettazioni (e le continue ingerenze dei PM nel loro lavoro, a quanto pare), la programmazione delle udienze è saltata, altro che “si finisce tassativamente il 9 maggio”. Slitta tutto a LUGLIO, e questo è il nuovo calendario:

25/6 – termine per il deposito delle intercettazioni ambientali
15/7 – udienza sulle intercettazioni
16/7 – requisitoria PM + parti civili
17 e 18/7 – arringhe difensive
22/7 – lettura dispositivo (sentenza).

Visto il calendario, Paska ha chiesto che il collegio facesse sapere al DAP che chiede un trasferimento per avvicinamento processuale, visto quanto saranno fitte le udienze. Anche oggi sembrava bello in forma!
Il pubblico, dopo le foto fatte ai documenti, è stato fatto rientrare, quindi Paska ha ricevuto calorosi saluti mentre veniva portato via a fine udienza.

[Tratto da panicoanarchico.noblogs.org].

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Florence, opération Panico : mises à jour audience du 18/04 et (énième) nouveau calendrier

Aujourd’hui, [l’audience] a débuté avec la première embrouille : les retranscriptions des experts des interceptions environnementales, qui n’étaient pas complètes (à savoir qu’il manquaient certaines de celles demandées par le proc parce qu’ils se sont trompés en faisant les photocopies demandées) avaient été déposées la semaine dernière, en particulier celle qui est considérée par l’accusation comme la plus « incriminante » pour Paska. Au lieu de « Je leur ai mis une grosse bombe dans la bouche à casapound », l’expert a cependant entendu et transcrit « il est venu pour mettre une grosse bombe etc… ». L’accusation a dû avoir du ressentiment, puisqu’elle a insisté pour que l’expert réécoute le fichier audio et utilise l’aide d’un studio d’enregistrement pour « nettoyer » le bruit. Après ces pressions, l’expert a finalement réécrit cette interception avec l’interprétation de l’accusation, mais il l’a déposée hier à 17h00, et il n’a pas été possible pour la défense de retirer une copie avant ce matin.
La défense a donc demandé un report parce qu’il était impossible de procéder au contre-interrogatoire de l’expert. Le juge a dit quelque chose comme « il n’y a pas le temps », sans répondre formellement à la demande et a commencé l’audience.
Monti, l’expert en question, a fait sa déposition ; à la demande du juge, le fameux fichier audio a été entendu. On n’entendait pas grand-chose, des voix impossibles à distinguer se superposaient, à la fois dans le fichier audio d’origine et presque pire dans le fichier audio « propre ». Il a été écouté à plusieurs reprises. À ce moment-là, Monti a décrit les passages cités plus haut, et quand il a dit sa conclusion, à savoir ce qu’il pensait qui devrait être corrigé parce qu’il avait effectivement dit « j’ai mis une grosse bombe », se sont élevés un applaudissement sarcastique et des voix moins sarcastiques de la salle l’audience, après quoi le juge a fait évacuer les compagnons présent dans la salle, qui ont ensuite été interpellés par les digos dans la zone fumeurs, tandis que les crs qui attendaient un peu plus loin sont entrés dans la salle d’audience.

En l’absence de son avocat, Paska a décidé de se défendre seul et, dans ces circonstances, il a pris la parole pour déclarer qu’il reconnaissait la voix interceptée comme la sienne, mais que les mots qui lui sont attribués n’ont jamais été prononcés.
De nouveaux experts ont ensuite été désignés pour les interceptions, mais ils ont exprimé des doutes quant à leur capacité à terminer le travail pendant les vacances de Pâques.
L’audience à continué parlant de la voiture de la mère de Paska, que la digos, dans son témoignage, affirme avoir remarqué garée devant panico les 2 et 3 janvier, alors que son téléphone était ailleurs. La défense a demandé que ce point soit reportée à une date à laquelle les avocats de Paska soient présents, et le juge l’a rejetée et a continué. Là aussi, Paska a dû se défendre seul et a déclaré qu’à partir du 31, il faisait la fête ailleurs, avec son téléphone, et que la voiture était avec lui et que les digos devaient donc avoir tort.
Un autre digos a également témoigné au sujet d’un contrôle effectué à Ghespe dans la rue le 30/12, ceci afin de contrer l’élément défensif du dossier médical de Ghespe et la radiographie de son pied fracturé à la fin décembre 2017. Le digos a évidemment dit que pendant l’interpellation il se tenait debout, sans plâtre, et qu’il n’avait remarqué aucune anomalie dans sa démarche.

En tous cas, à part cela, la nouvelle la plus grave est que, compte tenu des difficultés des experts pour les interceptions (et de l’ingérence continue des proc dans leur travail, à ce qu’il paraît), la programmation des audiences est reportée, sauf si « nous finissons absolument le 9 mai ». Le tout est reporté à JUILLET, et voici le nouveau calendrier :

25/6 – date limite pour le dépôt des interceptions environnementales
15/7 – audition sur les interceptions
16/7 – réquisitoire du proc + parties civiles
17 et 18/7 – plaidoierie de la défense
22/7 – déclaration de la sentence (jugement).

Compte tenu du calendrier, Paska a demandé que le Collège informe le JLD qu’il demandait un transfert pour un rapprochement judiciaire, étant donné que les audiences seraient très chargées. Aujourd’hui encore, il semblait en pleine forme !
Le public, après que des photos des papiers d’identité aient été prises, a pu retourner à l’intérieur, ainsi Paska a pu reçevoir des salutations chaleureuses pendant qu’on l’emmenait à la fin de l’audience.

[Depuis cracherdanslasoupe.noblogs.org].

(fr) Deux nouvelles parutions chez les éditions Tumult

JE SAIS QUI A TUÉ LE COMMISSAIRE CALABRESI
(Alfredo M. Bonanno)

À la fin des années 60, l’Italie est traversée par des fortes agitations sociales. C’est dans ce climat de révolte que le 12 décembre 1969, un massacre est commis Piazza Fontana à Milan, provoquant 16 morts et 88 blessés. Au lendemain du massacre, le commissaire Luigi Calabresi se rend au local du groupe anarchiste et demande à Giuseppe Pinelli de venir à la préfecture où se trouvent déjà de nombreux anarchistes raflés. Dans la nuit du 15 au 16 décembre, Pinelli est « défenestré » lors d’un interrogatoire par le commissaire Calabresi. Il décède quelques heures plus tard à l’hôpital.

Le 17 mai 1972 sera un jour funeste pour le « commissaire-fenêtre ». Tout semble devoir se passer comme d’habitude, la routine habituelle du matin : le petit déjeuner, le bonjour à l’épouse enceinte, les deux gamins, l’un âgé de deux ans, l’autre de onze mois, quelle scène familiale.
En ce jour funeste, vers neuf heures du matin plus ou moins, le commissaire Luigi Calabresi descend dans la rue. Son destin l’attend là, à neuf heures et quinze minutes exactement, sous la forme de deux balles, une première, puis une seconde.

Avril 2019 // 80 pages // 12×17 cm
3 euros

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LA JOIE ARMÉE
(Alfredo M. Bonanno)

Dépêche-toi compagnon, tire tout de suite sur le policier, le juge, le patron avant qu’une nouvelle police ne t’en empêche ; dépêche-toi de dire non avant qu’une nouvelle répression te convainque du fait que de dire non est insensé et fou et qu’il est juste que tu acceptes l’hospitalité des hôpitaux psychiatriques. Dépêche-toi d’attaquer le capital avant qu’une nouvelle idéologie ne le rende à nouveau sacré. Dépêche-toi de refuser le travail avant que quelque nouveau sophiste te dise, encore une fois, que « le travail rend libre ». Dépêche-toi de jouer. Dépêche-toi de t’armer.

Ce livre a été écrit en 1977 au moment où des luttes révolutionnaires se déroulaient en Italie, il faut avoir à l’esprit la situation de l’époque pour le lire aujourd’hui. Le mouvement révolutionnaire, y compris les anarchistes, étaient dans une phase d’extension et tout semblait possible même une généralisation de l’affrontement armé. Ce livre est encore d’actualité mais d’une autre façon. Non pas comme la critique d’une structure monopolisante, le parti armé, qui n’existe plus, mais parce qu’il peut montrer les capacités potentielles des individus suivant leur chemin avec joie vers la destruction de tout ce qui les oppresse et les régule.

Avril 2019 // 80 pages // 12×17 cm
3 euros

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PS. Pour les distros: à partir de cinq livres commandés, une réduction s’applique de 30% sur le prix affiché.

 

Pour commander ces livres, envoyez un mail à tumult_anarchie@riseup.net
Sur notre site, vous trouverez des points de distributions ainsi que le
catalogue.

http://tumult.noblogs.org

[Depuis cracherdanslasoupe.noblogs.org].

(fr) Italie: Appel pour le rassemblement à Florence le 20 avril – 16 heures

SANS-RÊLACHE POUR L’ANARCHIE

À Florence le 9 mars aura lieu le jugement d’un procès qui voit inculpé.e.s 28 compagnon.nes accusés d’association de malfaiteurs et de différentes attaques anonymes dans des locaux fascistes. Trois de ces compagnons, Paska, Giova et Ghespe, se trouvent depuis un moment en prison, et en plus d’autres accusations, ils sont inculpés pour transport, fabrication et détention de matériel explosif et tentative d’homicide, pour la blessure d’un artificier qui bricolât sans aucune précaution un engin situé devant un lieu fasciste la nuit du 31 décembre 2016. La prison ne leur a pas épargné les provocations et violences, en réponse à une attitude conflictuelle qu’ils ont tenu.

À Trente et Turin deux opérations répressives ont conduit à l’expulsion de l’Asilo Occupato et à 12 arrestations pour chercher à éradiquer les luttes que ces derniers portent en avant. Après les arrestations et l’expulsion, nous sommes descendus dans la rue pour répondre à la répression et prendre de force des espaces d’expression de propre notre rage. Ces derniers jours également, Scripta Manent, procès qui met sous enquête plus de vingt ans d’histoire de l’anarchisme est en train de se conclure avec de dures demandes de condamnation. Dans tous les cas, les intimidations continuent ainsi que la répression vis-à-vis de qui apporte et exprime sa solidarité aux pratiques et individualités anarchistes en procès et en prison.

Les rêves et les pratiques, les possibilités et les réalités anarchistes sont l’habituel bâton dans les roues. L’état en Italie, come ailleurs, cherche à balayer qui continue à faire obstacle à ses projets pour préparer le terrain à un ultérieur tournant autoritaire. Nous vivons une époque où un nombre toujours plus croissant de personnes vivent des expériences oppressives quotidiennes, dans ses formes racistes, patriarcales, et totalitaires, avec le chantage de la prison, risquant d’être enfermé.e.s dans un Centre de Rétention  ou déporté.e.s, de mourir au travail, durant un TSO* ou une rafle, de ne pas trouver les moyens de se séparer d’une relation violente, de vivre des genres et sexualités hors de la norme dans des conditions de marginalité, et plus encore. Selon les logiques de l’état pour maintenir l’ordre et veiller à la continuelle restructuration de l’appareil techno-industriel et coercitif à large échelle, il est nécessaire, entre autres choses, d’enterrer sous des années de prison, qui se bat depuis toujours contre les responsables de tout cela.

Dans la mise en œuvre du système de pouvoir, l’état doit isoler les pratiques d’autodétermination, de lutte, de solidarité, et d’attaque, puisqu’elles affaiblissent l’idée de la nécessité même de son existence, de sa prétention de totalité du contrôle car il a besoin d’empêcher la possibilité de s’auto organiser, tout comme la possibilité de reconnaitre ses propres et réels ennemis, pour qu’elle ne puisse pas prendre la forme d’une guerre sociale pour la subversion de ce système de domination tout comme celle d’y prendre part. Il cherche à endiguer une conflictualité anti-sociale qui ne se résigne pas au renouveau des groupes fascistes tolérés par une société aliéné, ni à l’imposition d’un système sécuritaire technologique et militaire pour défendre une ville-vitrine. Il cherche à représenter l’existence et l’agir de qui est accusé pour les pratiques d’attaque et de qui les soutien de manière à en invisibiliser les motifs.

Notre vécu et nos pratiques nous appartiennent, tout comme nos différences et nos tensions. Ils font partie de nos histoires et nos existences, pas comme une faiblesse mais comme une potentialité. Ils ne nous verrons pas dans leur petit théâtre, nous ne seront pas à leur échéances mais nous saurons nous donner le temps et les modalités. Nous ne prendrons pas des lèvres d’une sentence déjà écrite, ni d’une caution démocratique avec laquelle aujourd’hui les vies de qui n’a pas de place dans cette partie du monde, qui se fortifie toujours plus pour son bien être et ses privilèges, sont déchirées.

A Florence le 20 avril nous continuerons à être une ville où depuis toujours a été présente la critique anarchiste pour continuer à dire qu’il ne peuvent pas nous effacer et pour revendiquer avec nos pratiques d’attaque et de solidarité à toustes les anarchistes prisonnièr.es et inculpé.e.s.

FEUX PRISONS, LIBERX TUTTX !

Samedi 20 Avril
Rassemblement de solidarité à 16 h
Piazza dell’unità
Zona Santa Maria Novella
Firenze

Des individualités anarchistes

 

* Trattamento sanitario obbligatorio : Traitement Sanitaire Obligatoire (obligation de soin)

[Depuis cracherdanslasoupe.noblogs.org].

(it) E’ stato pubblicato il numero 10 di “Brecce”

E’ stato pubblicato il numero 10 di “Brecce”, giornale murale aperiodico, aprile 2019.

Per scaricare e stampare il foglio cliccare qui.

In questo numero:
Effluvi di guerra
Le collanine di Pizarro
Ordinata cultura
Destinati e destinatari

Per contatti: Biblioteca Anarchica Occupata “Disordine”, via delle Giravolte 19/A, Lecce. Apertura: ogni giovedì dalle ore 19.00 alle 22.00. E-mail: disordine[at]riseup[dot]net

(it-en) Grecia: Il compagno anarchico Panagiotis Argyrou è stato scarcerato

Grecia: Il compagno anarchico Panagiotis Argyrou è stato scarcerato

Panagiotis Argyrou era stato arrestato il 1° novembre 2010, dopo un anno di vita in clandestinità durante una campagna della Cospirazione delle Cellule di Fuoco per inviare pacchi-bomba ai leader europei, agli uffici delle istituzioni europee e alle ambasciate di paesi stranieri.

Lui ha immediatamente rivendicato la piena responsabilità politica per la sua partecipazione nella Cospirazione delle Cellule di Fuoco, ed è rimasto in carcere 8 anni e 5 mesi con condanne pesanti che avevano raggiunto un totale di 220 anni, prima del secondo grado (prima sentenza: “Caso Halandri” 37 anni, “Caso Bombe” 10 anni, “Caso Progetto Fenice” 21 anni, caso che includeva tutte le azioni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco 23 anni, “Caso Piano di fuga” 115 anni, caso per l’incendio dell’autobus cittadino 7 anni). Dopo aver scontato 1/2 e 1/3 della sua sentenza accorpata (25 anni), il compagno è stata rilasciato l’8 aprile 2019.

Libertà per tutti!
Finché l’ultima prigione sarà distrutta!
Sosteniamo moralmente, materialmente e politicamente i combattenti detenuti…

Fondo solidale per combattenti imprigionati e perseguitati

[Tratto da anarhija.info].

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Greece: Anarchist Comrade Panagiotis Argyrou Released from Prison

Panagiotis Argyrou was arrested on November 1st, 2010, following over a year of living in illegality during a campaign by the Conspiracy of Cells of Fire to send parcel bombs to European leaders, offices of European institutions and embassies of foreign countries.

He immediately claimed full political responsibility for his involvement in the Conspiracy of Cells of Fire and remained in prison for 8 years and 5 months with several convictions against him that reached a total of 220 years before the second instance (initial sentences: Halandri Case 37 years, Bombs Case 10 years, Phoenix Project Case 21 years, case involving all actions by Conspiracy of Cells of Fire 23 years, Escape Plan Case 115 years, City Bus Arson Case 7 years). After serving 1/2 and 1/3 of his merged sentence (25 years under the sentence cap), the comrade was released on the 8th of April, 2019.

Freedom to all!
Until the last prison has been destroyed!
We support the imprisoned fighters morally, materially and politically…

Solidarity Fund for Imprisoned and Persecuted Fighters

[From mpalothia.net].

(en-fr-es) Genoa, Italy: Arson Attack Against Poste Italiane

11.04.2019, Genoa, Italy: Arson Attack Against Poste Italiane

“Many of our people died, but you could not destroy anarchy.
Its roots are too deep,
it was born in the bosom of a rotten society that is collapsing,
it is a violent reaction against the established order,
it represents the aspirations of freedom and equality
who come to break authoritarianism.
It is everywhere, which makes it indomitable,
and in the end it will end up winning and it will kill you”.
– Ravachol

Governments of the past and present have succeeded with the murderous and neo-colonialist policies of neo-liberalism. When it comes to hostile reception of refugees or fueling xenophobia and racism, European countries and all Western governments have promoted and financed wars and created social destabilization where it is convenient to preserve the interests of the oil, arms and mineral trades. The consequences of these death policies are managed today with an iron fist resulting in the closure of borders and ports, deportations, murders at sea and arrests at the borders.

Italian laws create ‘illegal’ men and women who are subjected to blackmail, exploitation and slavery in a society where wealth is extremely polarized.

As part of the Italian government agreement with Libya it provides them with the means to patrol the coasts and collaborates with them in the construction of concentration camps where mercenaries and prison guards, trained by Italian Carabinieri, systematically torture, rape and murder.

During the night between April 10th and the 11th, some Italian postal vehicles were attacked. Let us not forget the cowardly, direct role of the Italian post office in the deportation of refugees. We carried out this small gesture as an act of revenge.

Solidarity with those who fight against this system of exploitation and against State violence.
Violent revolutionary solidarity with prisoners and comrades worldwide.
A sweet memory for all comrades who have fallen in combat.
And finally, support to all the comrades in the forest, these words are dedicated to you. Strength!

Anarchists for Internationalist Solidarity

[From mpalothia.net].

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11.04.2019, Gênes, Italie : Des véhicules de Poste Italiane attaqués

« Nos morts sont nombreux, mais vous n’avez pas pu détruire l’Anarchie. Ses racines sont profondes : elle est née au sein d’une société pourrie qui s’affaisse ; elle est une réaction violente contre l’ordre établi ; elle représente les aspirations d’égalité et de liberté qui viennent battre en brèche l’autoritarisme actuel. Elle est partout. C’est ce qui la rend indomptable, et elle finira par vous vaincre et par vous tuer ».
– Ravachol

Les gouvernements de hier et d’aujourd’hui se succèdent, avec les politiques néocoloniales et assassines du néolibéralisme. Qu’ils parles d’accueil ou qu’ils nourrissent xénophobie et racisme, les pays européens et tous les gouvernements occidentaux à capitalisme avancé ont favorisé et financé des guerres ou bien ils ont crée des situations de déstabilisation sociale, là où cela sert à la conservation des intérêts du commerce de pétrole, d’armes et des minéraux. Les conséquences de ces politiques mortifères sont gérées aujourd’hui avec une main de fer, avec la fermeture des frontières et des ports et avec déportations, assassinats en mer et arrestations aux frontières.

Les lois italiennes produisent des « irréguliers », hommes et femmes soumis tout le long de leurs vies au chantage, à l’exploitation et à l’esclavage, pour une société dans laquelle la richesse est de plus en plus polarisée.

Le gouvernement italien maintient des accords avec le libyen : il le fournit en instruments pour patrouiller ses côtes et il collabore à la construction de camps où mercenaires et matons, endoctrinés par les Carabinieri italiens, torturent, violent et tuent systématiquement.

Dans la nuit du 10 au 11 avril, on a attaqué des véhicules de Poste Italiane. On n’oublie pas le rôle direct et lâche de Poste Italiane dans la déportation des migrants. Ce geste est une petite forme de vengeance.

Solidarité avec ceux qui luttent contre ce système d’exploitation et contre la violence de l’État.
Solidarité révolutionnaire violente avec les compagnons et les compagnonnes prisonnières partout dans le monde.
Un doux souvenir pour les compagnonnes et les compagnons tombés au combat.
Enfin, courage à tous les compagnons et compagnonnes qui sont en cavale, ces lignes sont pour vous. Bon vent !

Anarchistes pour la solidarité internationaliste

[Depuis attaque.noblogs.org].

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11.04.2019, Génova, Italia: Ataques a vehículos de la oficina de correos italiana

“Mucha de nuestra gente murió, pero no se pudo destruir la anarquía.
Sus raíces son demasiado profundas,
nació en el seno de una sociedad podrida y que se derrumba,
Una reacción violenta contra el orden establecido.
Representa las aspiraciones de libertad e igualdad.
Que vienen a romper el autoritarismo.
Está en todas partes, lo que lo hace indomable.
Y entonces él terminará ganándote y matándote”.
– Ravachol

Los gobiernos de ayer y de hoy han tenido éxito en las políticas asesinas neocolonialistas y neoliberales. Hablando de bienvenida o alimentando la xenofobia y el racismo, los países europeos y todos los gobiernos occidentales con el capitalismo avanzado, han promovido y financiado guerras o creado desestabilización social donde es conveniente preservar los intereses del comercio de petróleo, armas y minerales. Las consecuencias de estas políticas de muerte se manejan hoy con un puño de hierro con el cierre de fronteras, puertos y deportaciones, asesinatos en el mar y detenciones en las fronteras.

Las leyes italianas fabrican hombres y mujeres “irregulares” para ser sometidos a chantajes, explotación y esclavitud para una sociedad donde la riqueza está cada vez más polarizada.

El gobierno italiano lleva a cabo acuerdos que le proporciona medios para patrullar las costas y colaborar en la construcción de campos de concentración donde mercenarixs y carcelerxs, adoctrinadxs por carabinerxs italianxs, realizan torturas, violaciones y asesinatos sistemáticos.

Durante la noche entre el 10 y el 11 de abril, algunxs carterxs italianxs fueron atacadxs. No olvidemos el papel directo y cobarde de la oficina de correos italiana en la deportación de migrantes. Este es un pequeño gesto como forma de venganza.

Solidaridad con quienes luchan contra este sistema de explotación y contra la violencia estatal.
Violenta solidaridad revolucionaria con lxs presxs y compañerxs de todo el mundo.
Un dulce recuerdo para las compañeras y los compañeros caídxs en la batalla.
Y finalmente, un estímulo para todxs los compañeros y compañeras del bosque, estas líneas también están dedicadas a ustedes. Fuerza!

Anarquistas por la solidaridad internacionalista

[Fuente e traducción: anarquia.info].

(it) Firenze, 20.04.2019: Senza tregua per l’anarchia

Senza tregua per l’anarchia

Testo d’indizione del presidio solidale con gli anarchici prigionieri ed imputati a seguito dell’operazione “Panico” (di cui il 9 maggio vi sarà la sentenza) e delle altre operazioni e vicende repressive.

Sabato 20 aprile 2019 – Presidio di solidarietà – Ore 16.00
Piazza dell’unità – zona Santa Maria Novella – Firenze

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(it-fr) Quello che non vi dicono. Libertà per Tommy

Quello che non vi dicono. Libertà per Tommy

Nella mattinata di mercoledì 10 aprile si è svolto il processo a carico di Tommy, un nostro compagno che ha tentato di resistere ad un fermo di polizia sotto casa di un fascista (che nei giorni precedenti si era messo in mostra con alcune provocazioni vigliacche) nel pomeriggio di venerdì 5 aprile. Fuori da un tribunale militarizzato, un gruppo di compagne e compagni ha espresso la propria solidarietà ribadendo che è giusto attaccare polizia e fascisti. Durante il presidio alcuni giornalisti hanno cercato di rendere omaggio al loro lavoro di infami (ben protetti dalla polizia) ed è volato qualche insulto nei loro confronti, soprattutto alla nota giornalista de ”La Provincia” Francesca Morandi, confermandosi avanguardia dei pennivendoli di regime nostrani.

Dopo circa un’ora è uscita la sentenza: un anno, otto mesi e dieci giorni di reclusione per Tommy per le accuse di resistenza, danneggiamento aggravato, lesioni, minacce e oltraggio. Nelle prossime ore capiremo se verrà accolta la richiesta di scarcerazione, se dovrà scontare la detenzione domiciliare o rimarrà in carcere.

Dopo la sentenza alcuni refrattari all’autorità hanno passeggiato nelle vie del mercato, volantinando e passando a trovare l’amato Sindaco Galimberti davanti alla sua sede elettorale insieme ad una soave musica di protesta. Ci si è fermati inoltre nel luogo dove è stato arrestato Tommy ribadendo la propria complicità con il compagno e l’odio per i fascisti, senza dimenticarsi qualche regalino sul portone di casa della merda fascista (luogo trasformatosi magicamente in bar per la stampa locale).

Nel ringraziare tutte le amiche e gli amici, i compagni e le compagne che hanno portato la loro preziosissima solidarietà a Tommy, non resta che ribadire: «… Contro sbirri e fascisti, più vetri rotti! Ribaltiamo questo mondo… Tommy libero! Tutte e tutti liberi!».

Aggiornamento:

Il giudice ha respinto la richiesta di scarcerazione per Tommy.

Per scrivergli:

Tommaso Fontana 
C. C. Cà del Ferro
via Palosca 2
26100 Cremona

Tommy libero! Tutte e tutti liberi!

[Tratto da csakavarna.org].

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Ce qu’ils ne vous disent pas. Liberté pour Tommy

Dans la matinée du mercredi 10 avril, a eu lieu le procès contre Tommy, l’un de nos compagnons qui a tenté de résister à une arrestation policière sous la maison d’un fasciste (qui, les jours précédents, avait fait preuve de quelques lâches provocations) vendredi 5 avril dans l’après-midi. Devant un tribunal militarisé, un groupe de compagnons a exprimé sa solidarité en réaffirmant qu’il est juste d’attaquer la police et les fascistes. Pendant le rassemblement, quelques journalistes ont essayé de rendre hommage à leur travail d’infâmes (bien protégé par la police) et quelques insultes ont volé, surtout pour la célèbre journaliste de « La Provincia » Francesca Morandi, se confirmant comme l’avant-garde des pennivendoli* de notre régime.

Au bout d’une heure environ, la sentence a été prononcée : un an, huit mois et dix jours d’emprisonnement pour Tommy pour des accusations de résistance, dommages aggravés, blessures, menaces et outrage. Dans les prochaines heures, nous verrons si la demande de libération sera accordée, s’il purgera sa peine à domicile ou s’il restera en prison.

Après la sentence, quelques réfractaires de l’autorité ont marché dans les rues du marché, en tractant et en allant trouver le bien-aimé maire Galimberti devant son siège électoral avec une douce musique de protestation. Nous nous sommes également arrêtés à l’endroit où Tommy a été arrêté, réitérant notre complicité avec le compagnon et notre haine pour les fascistes, sans oublier quelques petits cadeaux sur la porte d’entrée de la merde fasciste (un lieu qui s’est magiquement transformé en bar pour la presse locale).

En remerciant tous les amis, compagnons et compagnonnes qui ont apporté leur précieuse solidarité à Tommy, il ne reste plus qu’à réitérer : « …contre les flics et les fascistes, plus de vitres cassées ! Renversons ce monde..Tommy libre ! Tous  et toutes libres ! ».

* Pennivendoli : écrivains-vendus, personne qui se met au service de qui lui procurera le plus d’avantages économiques et autres.

Mise à jour :

Le juge a rejeté la demande de libération de Tommy.

Pour lui écrire :

Tommaso Fontana 
C. C. Cà del Ferro
via Palosca 2
26100 Cremona
Italia

Tommy libre ! Liberté pour tous !

[Depuis cracherdanslasoupe.noblogs.org].

(it-fr) Firenze, processo per l’operazione “Panico”: Aggiornamenti dall’udienza del 4 aprile 2019 e nuova calendarizzazione delle udienze

[Per gli indirizzi aggiornati degli anarchici prigionieri per l’operazione “Panico” cliccare qui].

Aggiornamenti dall’udienza del 4 aprile e nuova calendarizzazione delle udienze

All’udienza era presente Paska ed una decina di compagni. All’inizio Paska ha fatto una breve dichiarazione per mettere a conoscenza del fatto che gli sta venendo fotocopiata la corrispondenza nonostante non sia sottoposto a censura da parte dell’autorità giudiziaria. Per questo, vista la persistenza di una fastidiosa ulteriore sorveglianza nei suoi confronti, è rinnovata l’importanza di scrivergli per mostrare la nostra solidarietà per lui, e la nostra ostilità nei loro confronti. Successivamente ha deposto la Digos in merito all’attribuzione di identità dei conversanti in alcune intercettazioni ambientali.

Poi è stata la volta dei periti nominati dal tribunale. Il medico legale ha fondamentalmente sostenuto che l’artificiere non ha subito lesioni potenzialmente letali e non è mai stato in pericolo di vita. Il perito dell’accusa, nonostante abbia insistito sulla possibilità che se le schegge dell’ordigno avessero colpito altre regioni avrebbero potuto avere conseguenze letali, ha convenuto sul fatto che il pericolo di vita non ci sia stato. Il perito della difesa ha sottoscritto le dichiarazioni di quello del tribunale e, con l’acquisizione del dato radiologico, ha confermato la distanza delle schegge da parti vitali e l’assoluta non micidialità dell’ordigno. La conclusione pressoché condivisa, quindi, è che siccome non c’è stato pericolo di vita, è possibile parlare al massimo di lesioni gravissime.

In seguito è stata la volta del genetista e del biostatistico nominati dal tribunale che hanno deciso di non effettuare una nuova analisi del DNA in quanto, a detta loro, la quantità residua presente sul reperto era di 5 microlitri mentre le precedenti analisi effettuate dalla perita dell’accusa erano su campioni di 15 microlitri. Pertanto hanno solo controllato la correttezza dei calcoli e dell’analisi effettuati dall’accusa confermando che l’ipotesi accusatoria (ovvero che sull’ordigno sia presente il DNA di un soggetto che presumono sia Ghespe) era enormemente superiore a quella della difesa. Hanno comunque precisato che l’analisi del DNA fornisce soltanto una probabilità, se pur alta, e mai una certezza, per questo loro non possono trarre conclusioni, questo compito spetta a chi giudica. Il genetista della difesa ha contestato il fatto che non siano state effettuate nuove analisi sul pur piccolo campione residuo (fatto che costituiva in effetti l’argomento del quesito posto dal tribunale) e che proprio l’accusa, a differenza sua, avendo precedentemente sostenuto in aula la non importanza della quantità di materiale e dei metodi d’analisi fosse perciò in contraddizione con se stessa. Il perito ha insistito che la presenza di 5 alleli su 7 sistemi comportasse la presenza di almeno 3 donatori sul campione (visto che ogni individuo può contribuire al massimo 2 alleli per sistema) e che, ovviamente, aumentando i soggetti in questione cambierebbe anche il rapporto di verosimiglianza. Inoltre interrogava sul fatto che, essendo di almeno 2 soggetti oltre all’artificiere il DNA presente sul reperto, l’unico attribuito non potrebbe necessariamente rappresentare quello del “colpevole” e, a maggior ragione, avrebbe potuto essere presente fortuitamente, ad esempio per trasporto. Per la cronaca stiamo parlando di un campione misto la cui analisi ha riguardato 7 cellule. L’udienza è terminata con una nuova calendarizzazione delle udienze in quanto il perito che si occupa delle trascrizioni non era stato in grado di effettuare la trascrizione della mole di intercettazioni ambientali ed è stata necessaria la nomina di altri periti in suo supporto. Le udienze dell’11 e del 12 aprile perciò salteranno. Le prossime saranno quella del 18, dove dovrebbero essere trattate queste intercettazioni; il 24 dovrebbe esserci la requisitoria dell’accusa e delle parti civili, mentre il 29, il 30 aprile e il 6 maggio sarà la volta delle arringhe della difesa. Il 9 maggio è stata stabilita come data inderogabile in cui sarà emessa la sentenza. Paska, in forma e sorridente, ci ha salutato dicendoci che ci vediamo il 18 (alle ore 9).

[Tratto da panicoanarchico.noblogs.org].

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Florence, opération Panico : mises à jour audience du 04 avril et nouveau calendrier

Paska et une douzaine de compagnons étaient présents à l’audience. Au début, Paska a fait une brève déclaration pour l’informer qu’il reçoit ses courriers en photocopie alors qu’il n’est pas soumis à la censure par les autorités judiciaires. Pour cette raison, étant donné la persistance d’une surveillance accrue et ennuyeuse, l’importance de lui écrire est renouvelée afin de lui montrer notre solidarité et notre hostilité à leur égard. Les digos ont ensuite fait leurs dépositions sur l’attribution de l’identité des personnes entrain de communiquer lors de certaines interceptions environnementales.

Puis ce fut au tour des experts nommés par le tribunal. Le médecin légiste a essentiellement soutenu que l’artificier n’a pas subi de blessures potentiellement mortelles et n’a jamais été en danger de mort. L’expert de l’accusation, bien qu’il ait insisté sur le fait que si les éclats de l’appareil avaient touché d’autres endroits, ils auraient pu avoir des conséquences mortelles, a convenu que le danger de mort n’existait pas. L’expert de la défense a approuvé les déclarations du tribunal et, avec l’acquisition des données radiologiques, a confirmé la distance entre les éclats et les parties vitales et la non létalité absolue de l’appareil. La conclusion sensiblement partagée est donc que, puisqu’il n’y avait pas de danger de mort, il est possible de parler au maximum de blessures très graves.

Puis ce fut au tour du généticien et du biostatisticien désigné par le tribunal qui ont décidé de ne pas procéder à une nouvelle analyse de l’ADN puisque, selon eux, la quantité résiduelle présente sur l’échantillon collecté était de 5 microlitres alors que les analyses précédentes effectuées par l’expert du parquet l’étaient sur des échantillons de 15 microlitres. Par conséquent, ils n’ont vérifié que l’exactitude des calculs et des analyses effectués par l’accusation, confirmant que l’hypothèse accusatoire (c’est-à-dire que l’ADN d’un sujet présumé être Ghespe est présent sur l’engin) était considérablement supérieure à celle de la défense. Ils ont cependant précisé que l’analyse de l’ADN ne fournit qu’une probabilité, même si élevé, et jamais une certitude, et ils ne peuvent donc pas tirer de conclusions, cette tâche incombe au juge. Le généticien de la défense a contesté le fait qu’aucune nouvelle analyse n’ait été effectuée sur le petit échantillon résiduel (fait qui constituait en effet la motivation de la requête posée au tribunal) et que l’accusation, contrairement à lui, avait précédemment plaidé devant le tribunal que la quantité du matériel et des méthodes d’analyse n’étaient pas importante ce qui était par conséquent en contradiction avec sa position [celle de l’accusation]. L’expert a insisté sur le fait que la présence de 5 allèles sur 7 systèmes impliquait la présence d’au moins 3 donneurs sur l’échantillon (puisque chaque individu peut apporter un maximum de 2 allèles par système) et que, évidemment, l’augmentation des sujets en question changerait aussi le rapport de vraisemblance. Il s’interroge également sur le fait que, puisqu’au moins l’ADN de 2 sujets en plus de l’artificier est présent sur l’échantillon, celui attribué ne pourrait pas nécessairement représenter celui du « coupable » et, a fortiori, aurait pu être présent fortuitement, par exemple par transport. Pour mémoire, il s’agit d’un échantillon mixte dont l’analyse a porté sur 7 cellules. L’audience s’est terminée par une nouvelle programmation des audiences parce que l’expert qui s’occupe des transcriptions n’avait pas été en mesure de faire la transcription du volume des interceptions environnementales et qu’il a fallu nommer d’autres experts pour le soutenir. Les auditions des 11 et 12 avril seront donc annulées. La prochaine sera celle du 18, où ces interceptions devront être traitées ; le 24, il y aura l’inculpation de l’accusation et des parties civiles, tandis que les 29, 30 avril et 6 mai, ce sera le tour des plaidoiries de la défense. Le 9 mai a été fixé comme date obligatoire à laquelle la sentence sera prononcée. Paska, en forme et souriant, nous a accueillis en nous disant que nous nous reverrons le 18 (à 9 heures).

[Depuis cracherdanslasoupe.noblogs.org].

(it) Genova, Italia: Attaccati mezzi di Poste Italiane

Tratto da roundrobin.info

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Riceviamo e pubblichiamo:

“Molti dei nostri sono morti, ma voi non avete potuto distruggere l’anarchia.
Le sue radici sono troppo profonde,
essa è nata nel seno di una società putrescente e che si sfascia,
essa è una reazione violenta contro l’ordine stabilito,
essa rappresenta le aspirazioni di libertà e di uguaglianza
che vengono a battere in breccia l’autoritarismo.
Essa è ovunque, il che la rende indomabile,
e quindi finirà per vincervi e uccidervi.”
Ravachol

Governi di ieri e di oggi si sono succeduti nelle politiche neocolonialiste ed assassine del neoliberismo. Parlando di accoglienza o alimentando xenofobia e razzismo i paesi europei e tutti i governi occidentali a capitalismo avanzato hanno promosso e finanziato guerre o creato destabilizzazioni sociali dove conveniente al conservare interessi dei commerci di petrolio, armi e minerali. Le conseguenze di queste politiche di morte sono oggi gestite col pugno di ferro con la chiusura delle frontiere, dei porti e con deportazioni, omicidi in mare e catture ai confini.

Le leggi italiane fabbricano “irregolari” uomini e donne da sottoporre a vita al ricatto, allo sfruttamento e allo schiavismo, per una società dove la ricchezza è sempre più polarizzata.

Il governo italiano porta avanti accordi con quello libico fornendolo di mezzi per il pattugliamento delle coste e collaborando alla costruzione di lager dove mercenari e carcerieri, indottrinati dai carabinieri italiani, torturano, stuprano ed uccidono sistematicamente.

Nella notte tra il 10 e l’11 aprile sono stati attaccati alcuni mezzi di poste italiane. Non dimentichiamo il ruolo diretto e vigliacco di poste italiane nella deportazioni dei migranti. Questo è un piccolo gesto come forma di vendetta.

Solidarietà con chi lotta contro questo sistema di sfruttamento e contro la violenza dello Stato.
Solidarietà rivoluzionaria violenta con i compagni e le compagne prigioniere in tutto il mondo.
Un dolce ricordo per le compagne e i compagni caduti in battaglia.
E in fine un incoraggiamento a tutti i compagni e le compagne uccel di bosco, queste righe sono dedicate anche a voi. Forza!

Anarchici per la solidarietà internazionalista

(it) Cosa vogliono gli anarchici?

Quello che segue è un contributo inviato da un compagno detenuto nel carcere di Zurigo (Svizzera) alla discussione pubblica Cosa vogliono gli anarchici?, tenutasi presso la biblioteca anarchica Fermento il 9 febbraio.
Il compagno in questione è stato arrestato il 29 gennaio scorso, accusato dell’incendio di una decina di veicoli dell’esercito nella base militare di Hinwil avvenuto nel settembre 2015, e di quello di una antenna-radio della polizia a Zurigo nel luglio 2016, oltre ad essere accusato di istigazione a delinquere – tramite l’affissione di un manifesto all’interno della biblioteca – ai danni del centro per immigrati di Bässlergut attualmente in costruzione a Basilea e del centro di Polizia e Giustizia a Zurigo.
In Svizzera, la carcerazione preventiva viene prorogata di tre mesi in tre mesi… e può durare diversi anni nell’attesa di un processo.

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Cari compagni
In occasione della discussione attorno alla questione “Cosa vogliono gli anarchici?” voglio sedermi e mettere su carta alcune riflessioni che sicuramente vi arriveranno con un po’ di ritardo, dato che qui tutto deve passare attraverso la censura.
Cosa vogliono gli anarchici? Non stare in carcere. È questa la prima cosa che mi viene in mente. Ma ciò dimostra chiaramente, proprio come le porte blindate che ho davanti agli occhi, che volere qualcosa non è sufficiente. Senza le condizioni che permettano di afferrare l’oggetto della volontà nella realtà e di superarla con l’azione, ciò rimane la mera espressione di un desiderio, come capita a coloro che ancora credono in Babbo Natale o che, ormai adulti, credono in una forza oggettiva che influenza il mondo e che un giorno ci libererà. Si chiami essa Dio, Ragione, Dialettica o Progresso. Niente di simile.
Per gli anarchici, ognuno di questi principi astratti rappresenta lo stesso inganno. E può darsi che abbiamo riflettuto troppo poco sul fatto che presso gli antichi greci, prima di diventare sinonimo di dominio, archê designava il principio primario, alla base di tutto. È a partire da questo elemento religioso originario che si è sviluppata la giustificazione dell’autorità e infine del mostro dello Stato.
Quindi, in mancanza di Weltgeist [spirito del mondo], come lo chiamava Hegel, o di materialismo dialettico nella variante diretta di Marx, dobbiamo liberarci da soli. E perché questo accada, bisogna ovviamente volerlo. Ma la volontà può anche essere una prigione per noi. Per esempio, in certi momenti le atrocità che abbiamo attorno mi hanno fatto sentire più prigioniero fuori che dentro. Qui, la volontà viene necessariamente ridotta in un perimetro. Ma fuori si scontra con altri muri, meno evidenti e per questo motivo ancora più insidiosi. Sono questi che dobbiamo prima di tutto identificare e demolire pietra su pietra, affinché un giorno possano crollare i muri materiali delle prigioni.
Ecco perché non desidero parlare qui della bellezza dell’anarchia, della purezza dei principi anarchici. Si tratta di cose nobili a proposito delle quali possiamo fare riferimento a un intero secolo di propaganda anarchica. Intendo concentrare la mia attenzione meno sul problema del «Cosa» che su quello del «Volere».
Noi possiamo volere solo ciò che in un modo o nell’altro comprendiamo e che quindi riusciamo ad immaginare, foss’anche la più singolare delle utopie. Ciò significa che il nostro volere non è assolutamente libero come quelli su cui per molto tempo si è basata la tradizione volontaristica di tanti anarchici. Dipende dal nostro immaginario, dalla nostra cultura nel senso più ampio del termine. Questi non implicano soltanto la tradizione letteraria e l’istruzione generale, ma anche ciò che mangiamo e come, il modo in cui ci vestiamo, ci relazioniamo, comunichiamo, amiamo, in pratica tutti gli aspetti della vita quotidiana. In una società in procinto di far rientrare tutti questi aspetti in un cerchio chiuso amministrato dalla tecnologia, il potere si dà la possibilità di separare sempre più la cultura dalla realtà. Ciò non riguarda solo la massa maggioritaria degli esclusi, amministrati passivamente, ma anche coloro che occupano posti amministrativi. In tal senso, si può dire che la tecnologia abbia progressivamente incorporato lo Stato, le vecchie strutture di dominio politiche ed economiche.
Alcuni hanno usato il concetto di derealizzazione in un tentativo ancora stentato di comprendere questa evoluzione che ingloba tutto e che richiede tutti i nostri sforzi. Non bisogna intendere la tecnologia unicamente come un insieme di apparati, ma prima di tutto come un velo inconsistente di forme e contenuti che ricopre vieppiù la realtà, cercando di sostituirla come riferimento. Una volta sigillatosi questo cerchio, i contenuti culturali e il nostro immaginario non potranno più offrire sbocchi di azione liberatrice alla nostra volontà, che ha bisogno di avere almeno un contatto con la sostanza reale del potere (in tutti i suoi aspetti) e dello sfruttamento. La volontà di liberarsi si trasformerà in un mero surrogato di azioni simboliche, rinchiuse nel loro universo culturale di schemi di pensiero separati. Con slogan e simboli pesanti, chiacchiere e rituali dilaganti. Inutile sottolineare che anche gli anarchici sono influenzati da questa evoluzione. E questo può essere dovuto al fatto che crediamo un po’ troppo di avere la verità o il rosario dei principi in tasca, e non riteniamo necessario insistere nell’approfondimento dei problemi che, alla fin fine, pongono pur sempre la questione dell’agire nella realtà.
Gli anarchici hanno un’idea di libertà che non può essere suddivisa in gradazioni o per settori, né racchiusa in parole. Dal momento che non vogliono né un semplice adeguamento del dominio esistente, né l’avvento di un nuovo dominio sotto altre forme, devono partire da una visione globale. Il nostro pensiero è costretto ad afferrare il mondo in concetti e situazioni separati per agevolare la comprensione. Tuttavia, il mondo nella sua totalità, così come l’idea di libertà, è unico e indivisibile e trova spazio solo nel nostro cuore. Altrimenti, risulterebbe incomprensibile l’affermazione di Bakunin, secondo cui non possiamo essere veramente liberi finché un solo essere umano nel mondo si trovi in catene. Oggi più che mai, penso che abbiamo bisogno di imparare a non prestare attenzione solo alle parole che spesso sono fuorvianti, ma più al cuore, a ciò che risuona tra le parole. Se a comunicare sono solo le parole, la ricerca dell’affinità alla fine può essere vana. Un giorno qualcuno ha detto che colui che ha una testa d’asino non può scoprirsi all’improvviso un cuor di leone.
Mi sembra che oggi la sola via d’uscita per la ribellione sia di mirare direttamente al cerchio sopra menzionato. E questo include anche l’appropriazione dei mezzi culturali di cui il potere cerca di privarci a tutti i livelli. Un elemento è certamente la conoscenza sull’oggetto della volontà, la quale potrebbe diventare persino un ostacolo e perdere il contatto con la realtà qualora avesse una pretesa esclusiva. Un altro elemento, ancora più importante, è costituito da alcune qualità che possono apparire assai poco moderne, ma che sono la base per il superamento della volontà nell’azione: in primo luogo il coraggio, la determinazione, ma anche, nient’affatto in opposizione, l’amore nel suo fondamento universale, l’apertura nei confronti degli altri, la sensibilità, la creatività.
Il libro, che fino a un certo momento sembrava essere al centro dell’evoluzione culturale, è diventato un oggetto fuori moda, con la sua pretesa di rinchiudere il mondo in una copertina. Ovviamente possiamo mandarlo all’inferno. Eppure, è un tesoro quasi inesauribile di stimoli divenuti rari al giorno d’oggi che potrebbe sfuggirci, come occasione di riflessione provvisoria per approfondire e radicare gli elementi che ho citato.
Per concludere, penso che gli anarchici vogliano la trasformazione rivoluzionaria dell’ordine statale basato sulla violenza, con tutta la sua storia di guerre, sfruttamento e miseria di massa per procurare privilegi ad un gruppo dominante. Una trasformazione nel senso di un’associazione senza Stato, decentralizzata e auto-organizzata, di individui, di gruppi, di comunità, ecc. Non tutti, ma la maggior parte delle persone sono dell’avviso che le attuali condizioni tecnologiche di produzione siano incompatibili con la prospettiva di un’autonomia in libertà. Gli anarchici vogliono organizzarsi nello specifico in minoranza rivoluzionaria per lottare in prima persona, oltre che per incoraggiare l’auto-organizzazione nelle lotte. Solo questa può essere la base di una trasformazione rivoluzionaria che non conduca al potere un nuovo gruppo politico. Non tutti, ma la maggior parte ritengono che una tale trasformazione non possa essere il risultato di una Grande sera o di un mero lavoro pedagogico, ma che possa realizzarsi solo attraverso una lunga e talvolta dolorosa serie di lotte intermedie e di tentativi insurrezionali degli oppressi. Ecco perché cercano di capire sufficientemente i mutamenti delle realtà e dei conflitti sociali in senso globale, per mettersi in gioco non come elementi estranei ma facendo proposte e prendendo l’iniziativa, laddove intravedano un potenziale sviluppo in tale direzione.
Certamente potrei sbagliarmi, ma è quello che penso nell’attingere dall’esperienza del movimento anarchico, e anche ciò che penso personalmente. Ritengo inoltre che stiano avvenendo dei cambiamenti globali del potere, il che potrebbe significare la nostra perdita senza che ce ne accorgiamo, se non ci apriremo al nuovo. E il nuovo arriva sempre attraverso l’azione.
Mi auguro che la serata darà luogo ad una vivace discussione, con nessun timore di contraddire e confrontarsi, e non per la volontà di avere ragione, ma per quella di meglio comprendere per meglio agire. In fin dei conti, teniamolo sempre a mente, è niente di meno che la nostra vita ad essere in gioco.
«Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante»
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

8 febbraio 2019, carcere di Zurigo

[Tratto da finimondo.org].

(it-en-es) Davide Delogu trasferito dal carcere di Augusta a quello di Rossano Calabro

Davide Delogu trasferito dal carcere di Augusta a quello di Rossano Calabro

Il compagno anarchico sardo Davide Delogu è stato trasferito dal carcere di Augusta (provincia di Siracusa, in Sicilia) a quello di Rossano Calabro (provincia di Cosenza, in Calabria). L’indirizzo cui poter spedire lettere, telegrammi, libri, ecc., è il seguente:

Davide Delogu
c/o Casa di Reclusione di Rossano Calabro
Contrada Ciminata
87067 Corigliano-Rossano (Cs)

Dal giorno 11.03.2019 e nel corso del mese di marzo il compagno era in sciopero della fame perché la nuova direttrice del carcere di Augusta (Angela Lantieri) appena arrivata aveva da subito revocato il permesso di colloquio che Davide fa con una compagna sarda (unico colloquio che attualmente ha possibilità di fare). Inoltre aveva accompagnato lo sciopero con mancati rientri in cella varibili tra i 30 e i 60 minuti e battiture quotidiane in cella.

Solidarietà con l’anarchico Davide Delogu!

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Davide Delogu transferred from Augusta to Rossano Calabro prison (Italy)

The anarchist sardinian comrade Davide Delogu was transferred from the Augusta prison (province of Syracuse, in Sicily) to that of Rossano Calabro (province of Cosenza, in Calabria). The address to which letters, telegrams, books, etc., can be sent is as follows:

Davide Delogu
c/o Casa di Reclusione di Rossano Calabro
Contrada Ciminata
87067 Corigliano-Rossano (Cs)
Italia (Italy)

From 11.03.2019 and during the month of March the comrade was on a hunger strike because the new director of the Augusta prison (Angela Lantieri) who had just arrived had immediately revoked the meeting permit that Davide makes with a Sardinian comrade (the only meeting he can currently do). He had also accompanied the strike with missed returns in the cell varying between 30 and 60 minutes and daily keystrokes in the cell.

Solidarity with anarchist Davide Delogu!

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Davide Delogu trasladado desde la prisión de Augusta a la de Rossano Calabro

El compañero anarquista sardo Davide Delogu fue trasladado desde la prisión de Augusta (provincia de Siracusa, en Sicilia) a la de Rossano Calabro (provincia de Cosenza, en Calabria). La dirección a la que se pueden enviar cartas, telegramas, libros, etc. es la siguiente:

Davide Delogu
c/o Casa di Reclusione di Rossano Calabro
Contrada Ciminata
87067 Corigliano-Rossano (Cs)
Italia (Italy)

Desde el 11.03.2019 y durante el mes de marzo el compañero estuvo en huelga de hambre porque la nueva directora de la prisión de Augusta (Angela Lantieri) nada más llegar revocó inmediatamente el permiso de reunión que Davide tenía con un compañero sardo (el único encuentro que actualmente puede tener). Acompañó también la huelga con negativas a regresar a su celda variando entre 30 y 60 minutos y con “chapeos” diarios en la celda.

¡Solidaridad con el anarquista Davide Delogu!

[Traduccion de vozcomoarma.noblogs.org].

(it-en-es) Italia: Trasferite nel carcere de L’Aquila le compagne anarchiche detenute nella sezione AS2 del carcere di Roma Rebibbia

Trasferite nel carcere de L’Aquila le compagne anarchiche detenute nella sezione AS2 del carcere di Roma Rebibbia

Le compagne anarchiche detenute nella sezione AS2 (“Alta Sicurezza 2”) del carcere di Roma Rebibbia sono state trasferite nel carcere de L’Aquila. Si tratta di Anna (in carcere dal 6 settembre 2016 per l’operazione “Scripta manent”, di cui attualmente si sta svolgendo il a processo a Torino e che a breve arriverà alla sentenza di primo grado, per cui il pubblico ministero ha già fatto richiesta di condanna), Silvia (arrestata il 7 febbraio 2019 nel contesto dell’operazione “Scintilla” e dello sgombero dell’Asilo Occupato a Torino) e Agnese (arrestata il 19 febbraio 2019 per l’operazione “Renata” in Trentino). E’ stata istituita una sezione AS2 femminile nel carcere de L’Aquila. Qui di seguito gli indirizzi:

Anna Beniamino
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila

Silvia Ruggeri
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila

Agnese Trentin
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila

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The anarchist comrades detained in the AS2 section of Rome Rebibbia prison were transferred to the prison of L’Aquila (Italy)

The anarchist comrades detained in the AS2 section (“High Security 2”) of the Roma Rebibbia prison were transferred to the prison of L’Aquila. They are Anna (in prison since 6 September 2016 for the “Scripta manent” operation, of which a trial is currently taking place in Turin and which will soon reach the first instance sentence, for which the prosecutor has already done conviction request), Silvia (arrested on 7 February 2019 in the context of the “Scintilla” operation and the eviction of Asilo Occupato in Turin) and Agnese (arrested on 19 February 2019 for the “Renata” operation in Trentino). A women’s AS2 section was established in the prison of L’Aquila. Here are the addresses:

Anna Beniamino
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila
Italia (Italy)

Silvia Ruggeri
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila
Italia (Italy)

Agnese Trentin
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila
Italia (Italy)

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Las compañeras detenidas en la sección AS2 (Alta Seguridad 2) de la prisión de Rebibbia, en Roma, fueron trasladadas a L’Aquila

Las compañeras anarquistas detenidas en la sección AS2 (Alta Seguridad 2) de la prisión de Roma Rebibbia fueron trasladadas a la prisión de L’Aquila. Son Anna (en prisión desde el 6 de septiembre de 2016 por la Operación Scripta Manent, por la cual está teniendo lugar un juicio actualmente en Turín en el que pronto se alcanzará la sentencia de primera instancia, por la cual la fiscalía ya ha hecho una petición de condena), Silvia (arrestada el 7 de febrero de 2019 en el contexto de la Operación Chispa y el desalojo del Asilo Occupato en Turín) y Agnese (arrestada el 19 de febrero de 2019 por la Operación Renata en Trentino). Una sección AS2 de mujeres fue establecida en la cárcel de L’Aquila. Aquí van las direcciones:

Anna Beniamino
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila
Italia

Silvia Ruggeri
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila
Italia

Agnese Trentin
C. C. de L’Aquila
via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100 L’Aquila
Italia

[Traduccion de vozcomoarma.noblogs.org].

(it) Quale internazionale? Intervista e dialogo con Alfredo Cospito dal carcere di Ferrara (prima e seconda parte, da “Vetriolo” n. 2 e 3)

Il testo che segue sono le parti prima e seconda di “Quale internazionale? Intervista e dialogo con Alfredo Cospito dal carcere di Ferrara”, parti di un dibattito che alcuni compagni stanno intraprendendo con il compagno anarchico prigioniero Alfredo Cospito, pubblicate rispettivamente nei numeri 2 (autunno 2018) e 3 (inverno 2019) del giornale anarchico in lingua italiana “Vetriolo”. Complessivamente sono state elaborate otto domande, per la verità non proprio dei quesiti ma degli interventi, in qualche caso polemici, per discutere e dibattere con il compagno. Data la complessità e la vastità degli argomenti trattati tutto il testo non poteva e non può essere integralmente pubblicato sulle pagine di un solo numero del giornale. La pubblicazione dell’intervista/dialogo proseguirà, sempre suddivisa in parti, a partire dal prossimo numero e successivamente, quando verrà terminata la pubblicazione in “Vetriolo”, vi è l’intenzione di pubblicare integralmente tutte le domande e le risposte in un libretto o in un opuscolo. Nel frattempo, su richiesta di Alfredo, pubblichiamo anche tramite internet le parti prima e seconda, ovvero quelle fino ad ora uscite nel giornale e, con l’occasione, correggiamo dei refusi e degli errori di battitura presenti alle pagine 6 e 7 del numero 3, dei quali ci scusiamo con i lettori e che riportiamo anche qui di seguito.

Pagina 6, prima colonna: dove scritto “un rumore assordante di opinioni che si accumulano a vicenda” leggere “che si annullano a vicenda”.
Pagina 6, terza colonna: dove scritto “Solo l’irrilevanza rabbiosa dell’iniziativa individuale” leggere “Solo l’irruenza”.
Pagina 7, prima colonna: dove scritto “non avrà più necessità d’essere perché l’umanità non sarà più il potere di niente” leggere “non sarà più il motore di niente”.
Pagina 7, seconda colonna: dove scritto “non dobbiamo trattenerci ma correre in tanti” leggere “ma correre in avanti”.
Pagina 7, seconda colonna: dove scritto “fascisti e recuperato che dicono di sostenere quel movimento” leggere “fascisti e recuperatori”.

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QUALE INTERNAZIONALE?
Intervista e dialogo con Alfredo Cospito dal carcere di Ferrara

Prima parte

L’internazionalismo è sempre stato il principio che ha ispirato l’agire e l’orizzonte di quegli sfruttati che non accettano il ruolo nel quale la società li ha collocati. E’ da sempre un ottimo vaccino contro l’opportunismo di ogni sorta, una garanzia che chi lo pratica non è il venduto del proprio padrone o di un padrone straniero, ma è autentico nemico di ogni sfruttamento e autorità. L’internazionalismo come tensione, come spirito, non cambia col cambiare del tempo. Cambia però il modo con cui esso si fa reale nella storia. Da sempre riformisti, opportunisti e autoritari hanno cercato di pervertire l’internazionalismo ai propri interessi di bottega. La questione delle questioni, la leva per sollevare il mondo, è quindi l’Internazionale. Come, cosa deve essere oggi l’internazionale? Deve essere una “organizzazione” reale, una federazione di gruppi, un “partito mondiale”? Oppure ci possono strumenti o “strutture” che sono più vicine all’Idea anarchica e che sono più efficaci in questo periodo storico?

L’anarchismo come il socialismo “scientifico” sono sorti per opporsi ad un processo globale, il capitalismo e l’avvento della borghesia. Più che naturale che anarchici/e e marxisti/e fin dalle origini abbiano perseguito con alternate fortune una dimensione organizzativa internazionale. Nel XIX secolo con Bakunin l’anarchia abbandonò il piano filosofico, idealista per compiere i primi passi nel mondo reale. Prima contro il liberalismo messianico di Mazzini per poi scontrarsi con il socialismo statalista di Marx dando origine alla corrente autonomista federalista in seno alla prima Internazionale. Questi primi passi concreti dell’anarchismo furono fatti grazie a due organizzazioni internazionali che oggi potremmo definire “clandestine”, che agivano nell’ombra all’interno del “movimento reale”, quello dei lavoratori, dei proletari. L’Alleanza internazionale della democrazia socialista operante dal 1868 al 1872 e l’Alleanza internazionale dei socialisti rivoluzionari operante dopo il 1872. Per quanto paradossale possa sembrare ritengo ancora oggi di incredibile efficacia e attualità il tentativo di creare organizzazioni internazionali “clandestine” che agiscono sotto traccia all’interno dei movimenti di massa. La concezione “scientifica” di Marx non poteva tollerarlo ritenendola un’ingenuità, una forzatura, un residuo del cospirazionismo settecentesco. Un po’ come oggi la grande maggioranza del movimento anarchico non comprende il complottare di nascosto contro Stato e leggi. Fu per primo Engels a vedere nella “clandestinizzazione”, nel doppio livello il tentativo di egemonizzare l’Internazionale. Col tempo gli anarchici fecero infiniti tentativi di organizzarsi in maniera internazionale: Sant Imier nel 1872, Amsterdam nel 1907, Berlino nel 1921, Parigi nel 1949, Londra nel 1958, Carrara nel 1968 con la creazione dell’IFA… ma col tempo la prospettiva cospirativa si indebolì fino quasi a sparire. Quel “quasi” è costituito negli ultimi decenni soprattutto dagli sforzi delle Federazioni Giovanili Anarchiche agli inizi degli anni ’60 per apportare sotto il nome di “Primo Maggio”, attraverso l’azione distruttiva e la lotta armata, solidarietà alla Spagna sotto il tallone di Franco, e successivamente dal rinascere della prospettiva insurrezionale arricchita dal rilancio del “gruppo di affinità” e della progettualità informale. Fino ad arrivare ai giorni nostri con la nascita della FAI-FRI e con tutte quelle azioni sparse per il mondo che parlandosi tra di loro attraverso le rivendicazioni hanno concretizzato una sorta di “internazionale nera”. Prima di rispondere alla tua domanda su cosa oggi dovrebbe essere l’internazionale e come dovrebbe strutturarsi cerchiamo di chiarirci contro cosa questa internazionale deve muovere battaglia. Soffermiamoci un attimo sul concetto di capitalismo.

Quando si parla di capitalismo non si può non parlare di tecnologia e scienza. Fino a tutto il ‘500 quello della scienza e della tecnologia erano campi separati poi si creò un’osmosi crescente tra i due, fino agli albori del capitalismo più avanzato quando nell’800 scienza e tecnologia diventarono inscindibili. Alcuni sostengono (credo a ragione) che il capitalismo sia sostanzialmente il prodotto dell’unione tra scienza e tecnologia, per meglio dire dell’assoggettamento della scienza alla tecnologia. Quando oggi parliamo di imperialismo parliamo di rivoluzione scientifico-tecnologica. E questa “rivoluzione” porta ad un aumento degli sfruttati, le borghesie vanno assottigliandosi, i diseredati aumentano. Sempre meno persone detengono le conoscenze quindi le ricchezze sul nostro pianeta; questo “nuovo” imperialismo sta aumentando enormemente il divario tra inclusi ed esclusi. Responsabile di questa situazione una fetta esigua di umanità al servizio egli stati moderni e del capitale. Gli stati moderni ed il capitale hanno creato quelle premesse che potrebbero portare all’avvento di un mondo nuovo che scalzerà l’umanità come la conosciamo oggi annichilendo tutta la vita sul pianeta. Scienziati, matematici, biologi, informatici, chimici, ricercatori di tutte le branche della scienza, tecnocrati, tutta l’aristocrazia della conoscenza umana senza i grandi investimenti e le risorse che solo il capitalismo e gli stati con lo sfruttamento della maggioranza della popolazione sul pianeta gli possono dare non potrebbero nulla, tanto meno portare a termine quella “rivoluzione” già in atto da tempo che se portata a “buon” fine comporterà una tale trasformazione radicale della nostra natura che di fatto equivarrà, se non fermata, all’estinzione della specie umana almeno come la conosciamo oggi, ed il cambiamento non sarà certo in meglio. La “lotta di classe” rimane il motore di tutto, la nostra più grande risorsa ma unicamente se si scaglia in ugual misura contro Stato e capitale. Solo il capitalismo e gli stati moderni possono alimentare adeguatamente il processo tecnologico, tanto da portarci verso l’abisso. Ecco, io credo che questa internazionale debba lottare contro stati e capitale ed alimentare l’odio di classe, l’odio degli esclusi, dei poveri, dei proletari indirizzando le energie contro lobbisti, militari, industriali, ricchi, tecnocrati, politici, statisti, tecnici, scienziati. Contro tutti gli inclusi, coloro che detengono le conoscenze ed il capitale e quindi il potere qualunque esso sia. Non è più la tecnologia al servizio del capitale ma sempre più spesso il capitale al servizio della tecnologia è quella la direzione in cui stiamo andando. La logica che ci comanda è sempre meno il semplice profitto ma l’ancora più spietata logica scientifica; una volta fatta una scoperta scientifica è impossibile tornare indietro anche se la conseguente innovazione tecnologica ci porta per mano all’autodistruzione, lo abbiamo visto con le armi nucleari, lo vedremo con l’enormemente più devastante e incontrollabile intelligenza artificiale, si procede in automatico senza possibilità di ritorno. “Noi siamo condannati a tutto ciò che è stato inventato una volta per tutte”. Come siamo condannati a fare il passo successivo fino allo schianto finale. Come il personaggio dell’Odio che precipitando nel vuoto si auto-rassicura pensando “fin qui tutto bene, fin qui tutto bene…”. Non so se sarà l’internazionalismo a salvarci da questa caduta nel vuoto, se come dici tu sarà questa la leva che ci permetterà di sollevare il mondo e sovvertirlo. Ma una cosa è certa: per opporsi a questo nuovo imperialismo in maniera decisiva il collasso del sistema deve essere globale. Le guerre di posizione portano alla sconfitta tanto quanto gli/le anarchici/e che aspettano i momenti maturi per agire hanno già perso in partenza.

E’ qui che entra in gioco la visione anarchica dell’azione. Molto più di una ginnastica rivoluzionaria, di un semplice farsi trovare preparati/e quando arriverà il collasso del sistema. E’ nell’azione che l’anarchico/a si realizza, esiste in quanto tale. E’ nei singoli gesti di distruzione, focolai di rivolta e di insubordinazione, che l’anarchico/a vive la sua anarchia subito, oggi, spezzando l’attendismo. A questa concezione viva, “nichilista” dell’essere anarchico/a si affianca il rapporto prassi – teoria. La teoria per essere efficace deve nascere dalla prassi, non il contrario. Solo scontrandosi armi in pugno con il sistema possiamo costruire l’azione che ci permetterà di dotarci di quegli strumenti “organizzativi”, “informali” che ci consentiranno di contribuire in maniera forte a quella “internazionale” (strumento per incidere in maniera efficace sulla realtà) di cui sentiamo come anarchici/e tanto il bisogno. Noi anarchici questa internazionale ce l’abbiamo nel sangue; la nostra visione contro stati, confini, il nostro rifiuto di qualunque nazionalismo ci porta per mano verso questa prospettiva, bisogna solo concretizzare la risposta a questo bisogno. Questo dialogo tra anarchici/e per il mondo c’è sempre stato, ci siamo sempre influenzati a vicenda da una parte all’altra del globo. Tanti, tantissimi sono stati i tentativi di dare una costanza, una struttura minima a questa visione internazionale del movimento. Ma la teoria che cadendo dall’alto scavalcando la prassi e riducendola ai minimi termini, la burocratizzazione, il gradualismo (sorta di riformismo impotente) hanno penalizzato questi propositi se pur generosi riducendoli (troppo spesso negli ultimi 40 anni) a testimonianza sterile di un passato glorioso. Oggi la progettualità “informale” (basata sulla comunicazione senza intermediari tramite rivendicazioni di azioni distruttive indette da fluidi e caotici singoli e gruppi di affinità sparsi per il mondo) ci sta regalando la possibilità di rilanciare concretamente in maniera pericolosa per il sistema una “internazionale” che potrebbe innescare una reazione a catena inarrestabile. Certo, parliamo di infinitesimali minoranze, ma perché escludere a priori che come spesso avviene in natura un impercettibile virus iniettato magari da una insignificante puntura di una piccola zanzara possa uccidere il possente elefante? E’ una possibilità questa alla quale sarebbe stupido rinunciare; immaginate se gli/le anarchici/e d’azione pur nelle differenze che sono tante riuscissero ad unire le proprie forze salvaguardando la propria autonomia, le proprie diversità. In fin dei conti la nostra è l’unica alternativa al capitalismo che non ha tradito se stessa. Forse perché abbiamo sempre “fallito”. Più di una volta nella storia è capitato di concretizzare barlumi di anarchia ma sempre per brevi periodi, abbiamo preferito soccombere piuttosto che accettare una dittatura “rivoluzionaria”. Questi nostri fallimenti hanno lasciato in noi la forza utopica, primigenia della nostra utopia. E’ nel nostro tendere verso questa che il nostro agire si fa realtà, materia viva, azione, progettualità, prassi – teoria. Se ci soffermiamo su quali forze ci spingono verso l’internazionale vedremo che tutti i tentativi concreti di internazionalizzare le lotte hanno come motore la “solidarietà”, solidarietà per un popolo in lotta, solidarietà per i migranti, solidarietà per delle sorelle e fratelli colpiti dalla repressione… La “solidarietà” è la spinta iniziale, il deus ex machina di ogni lotta che ha l’ambizione di coinvolgere, perché prende vita da un bisogno interiore importante per ogni essere umano, il mutuo appoggio. Tu mi chiedi cosa debba essere l’internazionale e quali siano gli strumenti, le strutture più anarchiche ed efficaci in cui questo nostro bisogno profondo dell’internazionalismo si possa esprimere. E’ una questione controversa, i punti di vista possono essere molti. Nella storia del nostro movimento organizzazioni specifiche, federazioni, addirittura partiti, ricordiamoci l’UAI che veniva definita dallo stesso Malatesta un partito anarchico, sono tutte state sperimentate anche sul piano internazionale con alterne fortune e comuni fallimenti. Lontano da me giudizi “morali” su quale forma organizzativa o meno adottare. Altrimenti ci impelaghiamo in discorsi gesuitici su cosa è o non è anarchico elargendo scomuniche a destra e manca, ho passato la vita a farlo e mi sono reso conto solo oggi che è una enorme perdita di tempo e energie. Quello a cui posso cercare di dare una risposta è quale sia per me oggi la “struttura” o lo “strumento” più efficace per concretizzare un’internazionale anarchica potente, aggressiva, pericolosa. Che faccia sanguinare il potere, facendogli male, facendogli la guerra in maniera efficace. Sarò chiaro e breve: per me questa “internazionale” ha già una sua forma, delle sue dinamiche se pur abbozzate. Con i suoi alti e bassi e con le sue piccolezze e grandezze è costituita da tutto quel mondo di sorelle e fratelli che attraverso le rivendicazioni anche senza acronimi si parlano dandosi appoggio e solidarietà a vicenda indicendo campagne di lotta per il mondo. All’apparenza poca cosa, ma che in sé contiene una grande speranza, una reale possibilità che dopo il fallimento del determinismo scientista marxista può ridare speranza agli oppressi della terra, portare nuova linfa ad un’anarchia che rischia di annullarsi in un gradualismo post-anarchico che dietro la parvenza di “realismo” ci consegna mani e piedi legati alla politica del piccolo cambiamento, del riformismo. Solo non rimandando ad una domani lontano la rivoluzione, ma vivendola subito, con violenza, senza compromessi, mediazioni potremo spingerci fuori da questo vicolo cieco. Nei miei contributi e scritti dal carcere so di essere ripetitivo. Non è l’originalità a tutti i costi che vado cercando ma quelle poche idee che ho le ripeterò fino alla nausea nella speranza che vengano discusse. Sono fermamente convinto che il nodo che bisogna sbrogliare per diventare più incisivi e arrecare il maggior numero di danni a questo sistema iper-tecnologico che si regge su due stampelle, capitalismo e stati, sia quello di come “organizzarsi” senza tradire noi stessi, senza cedere alcuna libertà individuale nel farlo. La mia adesione al progetto FAI-FRI la dice lunga su quale secondo me è la strada da percorrere e cosa dovrebbe essere questa “internazionale”. Avremo modo di parlarne più avanti, è un discorso semplice e complesso allo stesso tempo che come tutte le cose vitali oltre ad “unire” divide il movimento creando tensioni, fraintendimenti, e non ultima repressione e siamo appena all’inizio…

I media annunciano in pompa magna l’arrivo dei robot. Staremo a vedere. Qual è il ruolo che la scienza gioca nel mondo dello sfruttamento però è chiaro da millenni. Come fermare questo mostro ora che minaccia di sconvolgere per sempre la vita su questo pianeta? Quale prospettiva dovrebbe ispirare l’agire dell’internazionale nei confronti degli scienziati? L’azione diretta individuale potrebbe essere accompagnata da esplosioni di massa, come in passato fu il movimento “luddista” (ad esempio da parte di gente che ce l’ha con i robot perché gli tolgono il lavoro o gli peggiorano i ritmi di schiavitù)? E come vedi movimenti “storici” come l’ELF, l’ALF e simili?

E’ vero, i media annunciano in pompa magna l’arrivo dei robot. E quando lo fanno quasi sempre legano questo fenomeno al pericolo della disoccupazione, qualche media più fantasioso si spinge oltre vedendo nell’avvento dei robot il superamento dell’umano, una dittatura delle macchine alla quale contrapporre un umanitarismo generico. Sono decenni che ci bombardano con il pericolo di una catastrofe ecologica imminente suggerendo nel migliore dei casi una tecnologia digeribile, ecologica e nel peggiore (agli ecologisti più “radicali”) la speranza in un collasso spontaneo del sistema. Perché i media lo fanno? Ci forniscono un’enorme mole di informazioni che ci conduce per mano a soluzioni fittizie, un “umanitarismo generico” che fa da contraltare ad un altrettanto generico concetto, quello di “popolo”, suggerendoci una supposta inevitabilità della catastrofe da cui solo il “destino”, un meteorite, una guerra nucleare, l’arrivo degli uomini verdi ci potrà salvare. In questo modo minano la nostra volontà convincendoci che il possibile sia impossibile. Lasciandoci solo due “alternative”, la falsa speranza in una tecnologia a misura d’uomo o la rassegnazione all’inevitabile nella falsa speranza che “dio”, il “destino” ci strappi dall’incubo. Cosa contrapporre a tutta questa merda? La coscienza piena delle nostre forze, la coscienza piena di chi sia il responsabile dello sfruttamento, delle guerre, della catastrofe prossima ventura. Una sola classe ha il controllo della società ipertecnologica. Una sola classe gode dei suoi benefici, agli altri spazzatura, briciole, sfruttamento. Non sono i robot i nostri nemici, ma coloro che li progettano, capitalismo e stati che finanziano questi progetti, uomini e donne in carne ed ossa. Sono sicuro di sfondare una porta aperta dicendo che è una contraddizione in termini una “società liberata” che usufruisca di una ipertecnologica. Bisogna avere il coraggio di rinunciare al “progresso”, bisogna avere il coraggio di opporsi armi in pugno giocandosi la vita per fermare questo processo autodistruttivo che non è affatto inevitabile. Solo lo sfruttamento sistematico di miliardi di donne e uomini può sostenere la modernità, non c’è “utopia” comunista di Stato che tenga. Questo almeno finché le redini saranno in mano a noi imperfetti umani, una volta che la classe dominante sarà costretta a delegare (cedere) il comando (di una “megamacchina” oramai troppo complessa da gestire) ad una “superintelligenza” allora si che ci aspetterà un “benessere virtuale” per tutti, un “benessere infernale” senza libertà alcuna che non auguro neanche al mio peggior nemico. Ma chiariamoci meglio, di cosa stiamo parlando: per quanto “fantascientifico” e fumoso possa sembrare stiamo parlando di una “rivoluzione” che se non fermata stravolgerà la vita di tutto il pianeta. Se il capitalismo è il figlio alienante e alienato della supremazia della tecnologia sulla scienza possiamo facilmente dedurre che il prodotto di questo rapporto è la “megamacchina” in cui oggi tutti viviamo immersi. Il passo successivo sarà la presa di coscienza di questa “megamacchina” attraverso l’A. I. (intelligenza artificiale). Andiamo per gradi, gli investimenti nel mondo sull’A. I. in questo momento sono consistenti e si moltiplicano di anno in anno. Nel 2016 l’Europa ha investito 3,2 miliardi di euro, si prevedono 20 miliardi di euro nel 2020. Gli Stati Uniti ne hanno già investiti 18 e se ne prevedono 37 nel 2020. 12 miliardi di euro in tutto il mondo nel 2017 unicamente per lo studio di algoritmi in grado di imparare dai propri errori, in maniera autonoma. In stadio avanzato la creazione di computer neuromorfici che invece di svolgere calcoli basati su codici binari (acceso – spento) usano processori che scambiano segnali come fanno i nostri neuroni. Raggiungendo velocità infinitamente maggiori e dimensione sempre più ridotte, e metodi di funzionamento sempre più “vicini” alla nostra mente. Le ricadute sul mercato se pur parziali ci sono già: – macchine a guida autonoma – medicina (analisi cartelle cliniche, radiografie, malattie, virus) – robotica (tutti i sistemi che gestiscono i robot) – automazione industriale – analisi e gestione di sistemi complessi come la viabilità di una metropoli – sistemi automatici di gestione – analisi e previsione dell’andamento delle borse – analisi e previsioni in campo meteorologico e agricolo – analisi di video e testi e immagini pubblicate online – gestione della logistica. Oggi a gestire questa “rivoluzione” un numero limitato di scienziati, tecnici super specializzati in altrettanti pochi centri sparsi per il mondo. Sono tutti alla portata di un’internazionale anarchica combattiva se pur limitata nelle forze. Le sue migliori armi? Volontà e determinazione, basterebbero queste due qualità per ricacciare indietro, rallentare questo “progresso” tecnologico che vogliono farci credere inarrestabile. Abbiamo ancora tempo a disposizione e spazio di manovra soprattutto perché il “sistema” non è ancora pienamente cosciente della svolta che sta per apprestarsi a compiere e gli investimenti per quanto ingenti sono appena agli inizi. E’ molto probabile che le burocrazie governative, le agenzie di intelligence abbiano una certa inettitudine, rigidità che impedirà loro di comprendere a pieno l’importanza di alcuni sviluppi che a noi esterni a queste logiche ed a certi specialismi potrebbe essere chiara. Diciamo che il nostro essere fuori e contro il sistema ci potrebbe consentire una maggiore visione d’insieme, una maggiore elasticità mentale. Gli ostacoli alla comprensione di una tale “rivoluzione” tecnologica, di una tale svolta potrebbero essere particolarmente forti per i governi, per gli stati ed i capitalisti.

Ma in cosa consisterebbe questa svolta, questa “rivoluzione” tecnologica? La rivoluzione agricola si è diffusa nel mondo in migliaia di anni, la rivoluzione industriale in centinaia, la rivoluzione informatica in qualche decennio ed avrà il suo apice, il suo “punto di non ritorno” con quella che tecnici e scienziati definiscono “esplosione d’intelligenza”. La “Human Brain Project” fondata nel 2005 spera di ricreare un cervello umano nel giro di 20 anni. Da quel momento si innescherà la cosiddetta “esplosione”, il passaggio da una intelligenza umana ad una super-intelligenza (sovra-umana). Gli scienziati sostengono che una volta raggiunte le capacità intellettive umane in brevissimo tempo (addirittura mesi) si innescherà l’esplosione di intelligenza che consisterà in una crescita esponenziale ed incontrollata delle capacità intellettive dell’A.I. Da quel momento il rischio di perdere le redini del nostro destino si farà altissimo, per la felicità dei transumanisti l’homo sapiens si trasformerà in qualcosa d’altro, qualcosa di oscuro, un aborto della natura, un cancro per questo pianeta più di quello che siamo già. Fortunatamente per noi gli scienziati per loro natura sono spesso troppo “ottimisti” nei tempi e “fantasiosi” nelle prospettive. Possiamo ben sperare nelle nostre capacità di contrastare se non invertire questo processo. Dipende da noi, dalla nostra lucidità, dalle forze che metteremo in gioco, dalle armi che metteremo in campo. L’importante credo sia non farsi prendere dal catastrofismo, che non ci rafforza ma ci porta alla rassegnazione dell’inevitabile. Per farci un’idea più precisa del salto tecnologico che la “modernità” attraverso la superintelligenza ci promette, proviamo a leggere un paio di definizioni che i tecnici danno di questa: «qualunque intelletto che superi di molto le prestazioni cognitive degli esseri umani in quasi tutti i domini di interesse», una macchina ultra intelligente, è «una macchina che può superare di gran lunga tutte le attività intellettuali di qualunque essere umano, per quanto intelligente». La super intelligenza secondo chi ci lavora sarà la panacea di tutti i mali, la lampada di Aladino che risolverà tutti i nostri problemi energetici, di inquinamento, economici, troverà la cura per tutte le malattie, addirittura ci promette se non l’immortalità, l’amortalità. Ma gli stessi scienziati e tecnici che delirano di questi progressi futuri (che, sia chiaro, per forza di cose andranno a “beneficio” della sola classe degli inclusi) ne sono terrorizzati e ne considerano l’avvento estremamente pericoloso, tanto da rendere risibili i pericoli dell’era atomica, di una guerra nucleare. Scienziati e tecnici che ancora lontanissimi da raggiungerla studiano con disperazione possibili trappole realtà virtuali in cui contenerla, ingannarla, ingabbiarla una volta raggiunta. Paure e speranze, la legge della scienza ci condanna al “progresso”, ad andare avanti costi quello che costi a scapito anche della nostra sopravvivenza come specie. Ma quale peggiore condanna per uno/a schiavo/a che un’amortalità che prolunga l’agonia di una vita senza libertà. Noi anarchici/e siamo sempre stati/e sensibili a queste “problematiche” perché niente di più in questi anni ha messo in discussione le nostre libertà quanto la “modernità”, la tecnologia. Negli anni non ci siamo certo limitati alle analisi sociologiche su tecnica e tecnologia. La parte di noi più propensa all’azione, quegli/lle anarchici/e che hanno messo in pratica l’azione diretta distruttiva attraverso l’informalità ed i gruppi di affinità hanno dispiegato un armamentario teorico e pratico sui punti sensibili e periferici da colpire, fibre ottiche, cavi elettrici, tralicci… La linea di tendenza è stata quella che dal centro bisognasse spostarsi alla periferia del sistema dove i controlli sono inferiori, dove le linee vitali se interrotte con mezzi riproducibili (fuoco, tronchesi…) potrebbero arrecare danni notevoli, ultimamente si parla molto di interrompere il flusso delle merci. Questa tendenza oggi prevalente tra gli insurrezionalisti deve (secondo me) la sua nascita alla contrapposizione dell’anarchismo d’azione al “lottarmatismo” BR della fine degli anni ’70 quando la parola “d’ordine” per gli/le anarchici/e divenne quella che lo Stato non aveva un cuore, un centro. Questo quando le BR sostenevano la necessità di colpire “il cuore dello Stato” nelle figure dei suoi uomini più significativi. Molti decenni sono passati, tutto è cambiato ma questa “formula” che aveva un senso forte all’epoca si è trasformata in un “mantra”, in un “dogma” che si è perpetuato uguale a se stesso, perdendo sempre più senso diventando foriero di ottusità, intransigenza, giustificazione per paure mai espresse. Questa metodologia, almeno per quanto riguarda il paese in cui mi trovo a vivere, si è ridotta ad un rifiuto (mai ammesso, ma di fatto praticato) di colpire le persone, i responsabili diretti delle nefandezze del sistema. Per molti/e anarchici/e esiste solo il “sabotaggio” e l’azione distruttiva (il colpire e distruggere le cose). L’esclusività di questa pratica è molto diffusa anche nell’ambiente “ecologista” con poche ma significative eccezioni, Kaczynski per dirne una. Questa propensione ad escludere azioni violente contro le persone la fanno loro (con qualche sporadica eccezione al loro interno) anche l’ALF e l’ELF. “Organizzazioni” queste che sono per altri motivi un esempio importante (perché concreto) di come ci si possa “organizzare” in maniera destrutturata. Come dicono alcuni/e compagni/e “l’organizzazione che non ha e non vuole organizzazione”. Indubbia, secondo me, la loro influenza sulla pratica della FAI-FRI, basti pensare al loro comunicare attraverso le azioni ed alle loro campagne internazionali. Spero avremo modo di parlarne approfonditamente più avanti… Qui in Italia in ambito anarchico in controtendenza negli ultimi anni solo alcune azioni della FAI. I tanto denigrati “pacchi bomba”, una pratica antica che per quanto se ne dica fa parte della “tradizione” anarchica. Basti pensare ai cosiddetti “galleanisti” in America o alle spedizioni di bauli esplosivi fatte dagli anarchici fuoriusciti in Francia durante il fascismo indirizzate ai maggiori quotidiani italiani, solo per dirne qualcuna. Come ho già detto in passato, lo stravolgimento della “storia”, l’epurazione di fatti scomodi non è una pratica esclusivamente stalinista, anche noi anarchici/e nel nostro piccolo la pratichiamo, spesso inconsapevolmente. Tu mi parli di movimento luddista, dagli/lle anarchici/e e non solo questo movimento troppo spesso viene presentato come esempio esclusivo della pratica del “sabotaggio”, cancellando una parte di quella storia poco digeribile per una certa visione dell’azione. Nell’armamentario dei luddisti vi era anche l’omicidio, non si limitavano alla sola distruzione dei telai. Nel 1812 William Horsfall, proprietario di una fabbrica tessile, fu sparato (ucciso) in un agguato, qualche giorno prima aveva promesso ad i suoi operai che avrebbe soffocato qualunque rivolta e che il sangue luddista sarebbe arrivato fino alla sua sella. Fu lui a soccombere, fu il suo sangue a scorrere. Per quel gesto di rivolta furono impiccati tre luddisti. Non fu un caso sporadico, quando leggiamo le giuste esaltazioni del luddismo non sentiamo quasi mai citare questo genere di azioni. Perché? Forse il “sabotaggio” è più sovversivo, più pericoloso per il sistema che l’eliminazione fisica di un padrone? Certo oggi comporta una reazione maggiore da parte del sistema, una maggiore repressione. Ma la “paura” non è mai una buona consigliera, ci fa perdere razionalità, il senso della realtà. Sono forse dovuti al senso di perdita della realtà i tomi e tomi, le infinite disquisizioni “sociologiche” che molti/e anarchici/e fanno sul termine “terrorismo”, e su quanto questa parola possa “isolarci” e sia il prodotto unico del potere. Il terrorismo è una pratica che gli/le anarchici/e (come quasi tutti i movimenti rivoluzionari e di popolo) hanno sempre utilizzato. Non mi stancherò mai di dirlo per quanto sconveniente e foriero di repressione possa essere, perché credo che l’onestà intellettuale e la coerenza siano legati a doppio filo, e per essere credibili e quindi efficaci nell’azione bisogna essere onesti con se stessi e con gli altri, e non ragionare secondo la convenienza immediata ma con la ragione in prospettiva. Il terrorismo inteso come pratica che sparge terrore nella classe dominante come fece Emile Henry, come fecero gli algerini colpendo i bar francesi (infiniti gli esempi), per quanto possa essere discutibile sul piano “morale” non ha mai isolato nessuno e la storia che c’ lo dice. Il terrorismo dal basso verso l’alto ha tutte le giustificazioni del mondo. Scusate se sono uscito fuori tema, ma certe cose per quanto scomode dovevo dirle. Passiamo alla prossima domanda…

(Pubblicato in “Vetriolo”, giornale anarchico, n. 2, autunno 2018)

 

Seconda parte

Analizzando la storia del movimento degli sfruttati, dei poveri, oppressi e proletari, vediamo che le idee anarchiche nascono, si nutrono e si sviluppano in questi contesti; d’altronde vengono da lì anche la maggior parte degli anarchici (ovviamente ci sono anche le eccezioni). Queste idee sono nate principalmente durante la nascita e la crescita del capitalismo industriale (indicativamente dagli inizi del 1800 fino agli anni ’70 del 1900), difatti fino a 40 anni fa le organizzazioni degli sfruttati e dei lavoratori sono principalmente di massa ed i gruppi anarchici (e gli individui che ne fanno parte) sono anche frutto di quell’epoca storica. Con l’avvento della ristrutturazione capitalistica degli anni ’80, a cui segue un drastico cambiamento del mondo del lavoro, anche l’agire e l’organizzazione anarchica subiscono delle modifiche; alle classiche organizzazioni di sintesi (o di massa) si contrappongono la strutture meno rigide basate sull’affinità e l’informalità. La nuova ristrutturazione tecnologica, basata principalmente sulla robotica porterà ovviamente ad altri drastici cambiamenti (disoccupazione di massa) e i nuovi proletari saranno probabilmente impiegati nello spostamento delle merci. In questo contesto, in cui aumenterà l’impoverimento dei proletari (oltre ovviamente allo sfruttamento di umani, animali e terra) e la ricchezza degli sfruttatori, ha ancora senso parlare di lotta di classe? Ci sono ancora i margini per poter coinvolgere –nella lotta per la distruzione di questa civiltà tecno-industriale – gli sfruttati, i proletari, gli esclusi? Si dovrebbero sperimentare o rinnovare forme di organizzazione di lotta?

Questa domanda parte da presupposti logici facendo dipendere il metodo organizzativo dalle condizioni esterne. Ma per noi anarchici/e non è tutto così semplice, lineare e logico perché non essendo dei “politici” nel nostro caso sono i “mezzi che giustificano i fini”, non viceversa. Di conseguenza se il capitalismo si “ristruttura” non deve cambiare il nostro modo di “organizzarci” perché è nei mezzi che usiamo che vive la nostra anarchia. La nostra fortuna è che la pratica anarchica dell’informalità e dei gruppi di affinità non è mai stata così aderente alla realtà quanto oggi. Paradossalmente non siamo stati noi ad adattarci alla realtà, è stata la realtà ad adattarsi a noi. La realtà ci è corsa incontro rendendo estremamente efficaci le nostre pratiche che col tempo sono diventate l’ideale per scardinare un sistema complesso e caotico come quello in cui siamo costretti oggi a sopravvivere. Solo una pratica semplice, estremamente riproducibile ed altrettanto caotica, sfuggente ed adattabile alla bisogna come l’”informalità ed i “gruppi di affinità” può riuscirci. Questi modi di “organizzarsi” non sono un adattamento alla “ristrutturazione capitalista” degli anni ’80: fin dai tempi di Cafiero e della sua “propaganda col fatto” essi sono sempre stati alla base dell’agire anarchico tanto da caratterizzare le nostre stesse organizzazioni di sintesi. All’interno di ogni organizzazione di sintesi anarchica che si poneva in maniera rivoluzionaria vi erano infatti gruppi di affinità che agivano in maniera informale, spesso indicando la via da percorrere e rinfocolando l’azione.

E’ inoltre assurdo pensare che la lotta di classe sia finita, vi siamo immersi fino al collo ma a differenza di ieri l’imbarbarimento dovuto all’isolamento tecnologico (che ognuno di noi si porta dietro) ci priva della reale percezione del fenomeno nel suo complesso. Questo imbarbarimento comporta un ritorno a forme primordiali, selvagge (quindi più pure) di conflitto di classe. Le figure di mediazione “sindacati” e “partiti” sono saltate. Nella parte più “progredita” tecnologicamente del mondo il soggetto sociale che un tempo caratterizzava la classe degli oppressi, il “proletariato”, è stata sostituita da una classe indefinita e disperata che non ha alcuna coscienza di sé. Nel frattempo l’odio, la rabbia si sono accumulati saturando l’aria, rendendola irrespirabile e pronta ad esplodere alla prima scintilla della giusta intensità. Lo sa bene il potere che pur avendo in mano carte meno buone delle nostre le gioca al meglio alimentando conflitti tra poveri. Ma sono solo palliativi, solo per poco efficaci. I sindacati ed i partiti di sinistra non funzionano più. Il loro ruolo di pompieraggio è stato sostituito da armi di distrazione di massa come razzismi e patriottismi. Ma quanto potrà durare? La strategia di mettere poveri contro più poveri ha il fiato corto, il tempo contato. L’impoverimento generale dovuto all’ondata tecnologica ed alla conseguente disoccupazione disinnescherà razzismi e patriottismi, ma solo se giocheremo bene le nostre carte. Nel tempo necessario per riassestarci e per garantire a tutti redditi di cittadinanza (reali e non truffaldini come quelli dei 5 stelle) il sistema sarà esposto pressoché inerme ai nostri attacchi. In quel lasso di tempo l’odio raggiungerà il suo culmine e forse sarà la volta buona che in questo disgraziato paese la rabbia verrà indirizzata verso i reali responsabili della miseria: Stato e padroni.

Inoltre l’impazzimento popolare per il sovranismo sta indebolendo la democrazia parlamentare minandola dalle fondamenta. Questa sorta di “populismo” produce spinte contrastanti e irrazionali difficili da gestire per gli stessi che le hanno scatenate. Oggi la possibilità che la nostra azione possa aprire una breccia si fa reale. Bisogna avere idee chiare, convinzione e tenacia per far cambiare di campo l’odio, per aprire gli occhi agli sfruttati/e. Volontà e determinazione possono portare indietro l’orologio della storia, facendoci ricominciare da dove avevamo iniziato a perdere quelle due qualità insostituibili. Un secolo fa siamo stati sopraffatti dalla forza di un “comunismo” autoritario che ci ha avvelenato con i suoi frutti, “socialdemocrazia” e “dittatura del proletariato”, che con la loro brutalità portarono al tramonto il “mito” della rivoluzione sociale del “sol dell’avvenire” e dell’anarchia come concrete prospettive di liberazione totale. Abbiamo sostenuto nella nostra “modernità” di non aver bisogno di “miti” ma così abbiamo ucciso l’utopia, la più grande arma che avevamo per sovvertire questo mondo. Storicamente abbiamo puntato troppo sulla razionalità, sulla scienza trascurando gli istinti di rivolta, i sentimenti, le passioni alla base dell’umano.

Abbiamo perso di vista “la possibilità di farcela” e questo ci ha invigliacchiti a tal punto da non riconoscere per esempio la grandezza del gesto di un nostro fratello, Mikhail Zhlobitsky, che si è fatto saltare in aria nella sede del FSB di Arkhangelsk per vendicare i propri compagni e compagne torturati dagli sbirri russi. Un contributo incalcolabile alla lotta, che il cinismo di un certo anarchismo con superiorità bolla come martirio, culto del sacrificio. Ma ciò non impedirà che la propaganda col fatto di questo giovanissimo compagno acquisti oggi il valore fondante di una anarchia vitale, pronta a giocarsi tutto pur di liberare questo mondo. Le cose stanno cambiando velocemente, gli anarchici si stanno risvegliando dal loro torpore. Stiamo assistendo in ambito anarchico a fenomeni impensabili fino a pochi anni fa, ad esempio la diffusione del comunismo anarchico in un paese come il Bangladesh dove il protagonismo della classe operaia rimane forte. (Per inciso è prematuro parlare della fine della classe operaia, ancora per molto nel sud del mondo la manodopera umana sarà più economica rispetto a quella dei robot). Assistiamo al passaggio dai tragici fallimenti del comunismo di Stato alle belle speranze del comunismo anarchico. Una parte importante di un intero popolo, quello curdo, sembrerebbe aver adottato una sorta di “socialismo libertario”, ecologista e femminista.

Più vicina alla mia visione della pratica anarchica la tendenza informale agisce “organizzandosi” in mezzo mondo attraverso campagne internazionali indette da gruppi di affinità, colpendo a macchia di leopardo in maniera caotica e nichilista. L’aria è satura di elettricità, questa tensione si avverte persino in questa cella. Convinto, come sono, che stiamo andando inesorabilmente incontro ad una “tempesta perfetta”, non possiamo permetterci di mettere da parte alcuna ipotesi di lotta. Tanto meno possiamo rinunciare alla violenza in tutte le sue sfumature e gradazioni. Siamo relativamente pochi, il tempo a nostra disposizione è limitato, dobbiamo solo giocarci bene le nostre carte e mettere da parte falsi moralismi e titubanze. Se vogliamo avere almeno una possibilità dobbiamo farci portatori di una visione più aperta, non sprecare energie preziose calpestandoci i piedi a vicenda.

Mi chiedi se si dovrebbero sperimentare o rinnovare forme di organizzazione di lotta, sarebbe più che sufficiente se ognuno mettesse in pratica con convinzione, tenacia, coerenza la propria progettualità. Che sia in una prospettiva sociale o antisociale o attraverso l’organizzazione informale o specifica di sintesi o individualmente l’unica discriminante dal mio punto di vista per non farsi strumento dei riformisti è la violenza insurrezionale. Bisogna iniziare subito, adesso a praticarla, ognuno secondo l’intensità necessaria per la propria progettualità. Una strategia che non include lo scontro diretto, armato col potere è destinata al recupero, al fallimento, alla sconfitta. Questo recupero ha molti nomi e giustificazioni: “gradualismo”, “postanarchismo”, ultimamente Negri e Hardt ne hanno sfornato un altro teorizzando un “riformismo antagonista”. Le solite sirene che giustificano le nostre paure, che alimentano la nostra rassegnazione, facendo un gran servizio al potere. Alla luce della mia prospettiva “violentista” ti dico che per evitare qualunque forma di recupero basterebbe agire da anarchici/e. Sono infinite le nefandezze che gridano vendetta, bisogna dimostrare con l’azione che il re è nudo, che il padrone può e deve sanguinare. In compagnia o da soli colpire e mirare bene. Se il nostro discorso vuole farsi “sovversione sociale” è necessario tornare ad essere “riconoscibili” e “credibili”:

La “riconoscibilità” può essere ottenuta attraverso la rischiosa, chiara e diretta pratica delle azioni rivendicate, con o senza acronimi. Oppure da quelle azioni anonime che sono immediatamente riconoscibili per gli obiettivi che vanno a colpire o per il modus operandi dell’azione stessa. Altrettanto chiaro e diretto può essere lo spezzone anarchico di un corteo che si scontra col servizio d’ordine, un blocco, una barricata in fiamme che porta la guerriglia nella metropoli. Un’A cerchiata disegnata al fianco di una caserma in fiamme parla chiaramente tanto quanto una rivendicazione. Se il nostro fine è quello della “sovversione sociale” diventa prioritario comunicare con gli altri/e oppressi/e, che tutti e tutte capiscano chi siamo e cosa vogliamo. I nostri mezzi di comunicazione, periodici, libri, siti… non bastano. Hanno un senso forte nell’approfondimento, nel miglioramento della nostra visione della realtà, nel rafforzamento dell’analisi, nella conoscenza e di conseguenza nello sviluppo delle nostre pratiche, ma non riescono ad intaccare la cortina di silenzio che il potere erige a difesa della “democrazia totalitaria”. Un silenzio, quello della democrazia, fatto di un rumore assordante di infinite opinioni che si annullano a vicenda. Solo le azioni distruttive riescono a far breccia in quel chiacchiericcio ed attraverso di esse le nostre parole acquistano un valore reale riuscendo ad arrivare con forza e concretezza. La televisione, i giornali, le radio, i siti sono costretti a parlarne facendo arrivare forte e chiaro il nostro messaggio anche a chi non si è mai sognato di mettere in discussione l’esistente. Stiamo parlando di fatti e parole che arrivano a milioni di donne e uomini. Non è assurdo pensare che qualcuno/a di loro possa in questo modo prendere coscienza e farsi nostro/a complice. Basterebbe quello per darci una possibilità in più.

La “credibilità” è invece data dalla coerenza tra pensiero e azione. Per chi si accosta a noi deve essere chiara la nostra estraneità a leader, gerarchie e sessismi di sorta. Chi si avvicina alle nostre pratiche deve sapere con certezza che mai scenderemo a compromessi col potere e che nessuno sarà lasciato da solo ad affrontare la repressione. La “credibilità” di conquista anche attraverso il coraggio e la coerenza che dimostriamo individualmente quando le cose si mettono male. Una volta arrestati, a costo di rimanere isolati e schiacciati da una repressione implacabile, non cedere di un passo. Ma soprattutto consiste nella fiducia che ci guadagniamo sul campo. Chi si unisce agli anarchici/e deve avere la certezza che non tradiremo mai la parola data e che costi quello che costi raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo dati o soccomberemo nel farlo.

La “riconoscibilità” e la “credibilità” ci costeranno lacrime e sangue e si potranno raggiungere unicamente attraverso una tenacia disperata. Chi si riempie la bocca di “guerra sociale” deve necessariamente prenderne atto e prepararsi alla guerra. Solo così per “tappe” successive torneremo ad essere “fiumana, miriade, schiera, marea”. E’ arrivato il momento di far rinascere “l’anarchia vendicatrice”, di tornare a far paura. Per quanto sembri difficile bisogna riuscire a far convivere la suggestione del “mito” con la riflessione della “progettualità”. Solo così la “rivoluzione” tornerà ad essere una prospettiva reale per milioni di sfruttati/e perdendo la sua connotazione di “attesa dei tempi maturi” che me la rende oggi una parola vuota, nemica. Attraverso la rivolta individuale ognuno di noi, in gruppo o da soli, una passo alla volta, un attacco alla volta ridaremo nuova vita all’idea di rivoluzione restituendogli un senso concreto, anarchico.

Gli anarchici sono storicamente “intervenuti nel sociale”, come si direbbe oggi, con idee chiare e azioni necessariamente violente, in diversi ambiti e contesti. Da sempre nella storia hanno creato timore, terrore e preoccupazione sia alle classi privilegiate che ad ogni autorità, governo o istituzione e naturalmente anche a tutte quelle componenti politiche rivoluzionarie autoritarie. Oggi, parimenti al livello di violenza che il capitalismo mette in atto nella guerra permanente e nella società tecno-industriale, la risposta di ribellione dovrebbe essere certamente maggiore di quanto sia. Però, se da una parte troviamo a livello sociale lotte cittadiniste che partono già con un certo tipo di orientamento politico ed anche frange dell’antagonismo che pongono in essere logiche di recupero del conflitto sociale, come ad esempio: la candidatura politica, la contrattazione istituzionale, la regolarizzazione (casa occupate), derive autoritarie, scioperi pacifici, fornendo un buon cuscinetto sponda sul quale il sistema può contare di appoggiare; dall’altra parte esiste anche un movimento di opposizione radicale e di solidarietà vivo, nonostante negli ultimi anni ci sia stato un declino ed una riduzione della conflittualità anche da parte degli anarchici. Quello che preoccupa di più, e da cui nessuno è esente, è la condizione di smarrimento ed impreparazione che ritorna nonostante momenti e opportunità interessanti di alcuni contesti di lotta. Espressioni come “intervento nel sociale”, o “lotta reale”, sono diventati giochi di semantica, parole atte talvolta a giustificare una politica da associazionismo laico, alternativo, fra i tanti. Non dovrebbe essere secondo te di interesse degli anarchici, dei rivoluzionari, portare e spingere ad un auspicabile livello di scontro e conflitto con lo Stato, contro la proprietà privata, con mezzi e pratiche violente, invece di cercare salvagenti strategico-politici di mediazione con la società civile legalitaria ed istituzionale?

Non posso che darti ragione e rispondere di “sì” alla tua domanda. Mi spingo oltre dicendoti che il primo muro che troviamo a difesa del sistema sono proprio queste logiche di recupero, questi “…salvagenti strategico-politici di mediazione” come li chiami tu. Accettare queste logiche proprio adesso che questo muro si sta incrinando è più che mai suicida e nonostante tutto, ancora oggi, in questo periodo di crisi sistemica, troppi “anarchici/e e rivoluzionari/e” cadono nella trappola senza neanche accorgersene. Ogni volta che evitiamo lo scontro di piazza perché nell’assemblea si è deciso un corteo “comunicativo”. Ogni volta che durante il picchetto di uno sciopero si sottostà alle decisioni prese dai rappresentanti di “base” evitando lo scontro violento “suicida” con gli sbirri. Ogni volta che per mantenere la propria casa occupata o “centro sociale” si media andando verso la pacificazione, questo muro si rafforza. Alla base di questo rafforzamento il continuo rimandare lo scontro violento e armato col sistema. Bisognerebbe trovare il coraggio di mettersi contro la maggioranza dei nostri stessi compagni/e assumendoci la responsabilità di alzare il livello dello scontro. Solo l’irruenza rabbiosa dell’iniziativa individuale scavalcando la “razionalità” delle assemblee può darci questa forza, sconfiggendo titubanze e paure. Ma la forza ed il coraggio non bastano, bisogna anche avere una certa lucidità. Nonostante le opportunità che i tempi ci regalano non riusciamo ad approfittare delle occasioni che ci si presentano davanti. I nostri sforzi vanno dispersi, siamo in prima linea in ogni conflitto, scontro di piazza, in molti casi siamo noi con la nostra decisione e iniziativa a rafforzare i “movimenti”, ma poi i frutti vengono raccolti da altri. Il nostro messaggio appare offuscato, non riesce a spiccare il volo. E’ sempre più spesso la nostra azione a rendere visibili e rafforzare questi movimenti, ma poi? E’ come se mancasse qualcosa e quel qualcosa, dal mio punto di vista, sono le azioni armate che dovrebbero in maniera lucida e puntuale affiancarsi, anche in tempi e spazi diversi, alle varie lotte, dando maggiore respiro al nostro messaggio, alla nostra lotta in strada.

Mi tocca ora fare chiarezza su un punto fondamentale per me. Io non metto su piani qualitativamente diversi la lotta fieramente individuale, “nichilista” per capirci, “anti-sociale”, fine a se stessa, del “colpire perché è semplice e bello e giusto scontrarsi con il potere” e quella rivoluzionaria di “sovversione sociale”. Questo perché ambedue queste prospettive sono di fatto profondamente “anti-sociali”, ambedue queste prospettive devono per forza di cose scontrarsi con la “società”. Il nostro conflitto con il “sistema” è sempre contro la “civiltà” perché questa è nata a difesa e intorno al sistema stesso, ne è parte integrante. Di conseguenza la nostra lotta non può che essere contro questa “società”, forgiata a difesa di una “civiltà” che ci sta portando sull’orlo dell’abisso.

Noi anarchici/e dobbiamo aprire contraddizioni, creare conflitti. Possiamo dire che siamo nati per questo, siamo nati per opporci in maniera disperata alla “mostrificazione” dell’umanità. Al contrario di quello che sostenevano i situazionisti il “valore” oggi risiede nella “distruzione” e non come loro sostenevano nella “rivolta che sarà trasformata in progetto”. Non abbiamo niente da costruire, non saremo noi e probabilmente neanche i/le nostri/e figli/e ad edificare la società liberata, dobbiamo accontentarci di “tendere” verso questa. La volontà di distruzione deve bastare a se stessa, non deve farsi creatrice. Questo “nichilismo” sarà la nostra forza, il nostro unico “progetto”. Dovrebbe consistere nel come organizzarsi o non organizzarsi per apportare il maggior numero di danni possibile. Mi dirai che oggi il mondo è pieno di volontà di distruzione, guerre, conflitti, violenze ma sono tutte creatrici di “nuovo” ordine, rafforzano il “sistema”. Le nostre “violenze”, le nostre “guerriglie”, il nostro “terrorismo” per intensità a confronto sono risibili ma per quanto possano sembrare insignificanti ci regalano non in prospettiva ma subito nel concreto la soddisfazione di due bisogni irrinunciabili per l’essere umano: libertà e felicità. Debord diceva che bisogna “fare il disordine senza amarlo”, io penso invece che bisogna amarlo, amarlo profondamente. Noi anarchici/e questo “disordine” ce lo portiamo dentro. Per noi non dovrebbe essere un’amara medicina da trangugiare velocemente ma un dolce miele da assaporare con lentezza e piacere. In questo piacere c’è la morte del “martire”, del “sacrificio”. Martirio e sacrificio di cui stupidamente vaniamo accusati ogni volta uno di noi viene imprigionato o ucciso. Per me non cambierebbe nulla se la situazione non fosse (come oggi secondo me è) propensa all’azione, ricettiva ad accogliere il nostro intervento. Agirei comunque nello stesso modo, continuando a colpire senza esitazione perché è nella nostra natura lottare qualunque sia la situazione sociale in cui ci troviamo a vivere. Detto ciò, è assurdo pensare che la nostra azione (anche se individuale o “slegata” dalla situazione sociale) non influenzi la società in cui siamo comunque immersi. Nel nostro “ignorare” o “andare oltre” la situazione sociale non risiede il rifiuto della realtà, perché noi siamo il prodotto della realtà. L’utopia anarchica è il fine “ultimo” che gli oppressi si sono dati, l’espressione “massima” della loro lotta al capitalismo. Un obbiettivo da raggiungere subito da parte degli anarchici, un fine da “raggiungere” in un “futuro lontano” da parte dei comunisti. L’anarchia è stata la speranza che ha sostenuto gli oppressi nella loro lotta sanguinosa al capitalismo. Le nostre idee sono il frutto del rifiuto del capitalismo da parte del proletariato, non sono filosofia astratta ma il prodotto di una classe che voleva “rivoltare” il mondo. Poi le cose col tempo si sono complicate… la posta in gioco è aumentata, l’ingordigia e la sete di potere di una classe oggi mettono in pericolo la sopravvivenza stessa della vita sul pianeta. Dobbiamo oggi prendere atto che il “capitalismo” sta mettendo in pericolo la vita di tutti, ormai è una questione di vita o di morte. Il “capitalismo” tra le altre cose è il sistema di assoggettamento attraverso il quale la “megamacchina” si nutre. Solo la sua efficienza attraverso lo sfruttamento di miliardi di donne e uomini può nutrire la tecnologia fino al grande “salto” allo “svezzamento” quando lo stesso “capitalismo” non avrà più necessità d’essere perché l’umanità non sarà più il motore di niente e verrà o “mostrificata” (diventerà altra da sé) o semplicemente verrà estinta. Già ora è molto importante cominciare a ragionare come se il sistema “tecno-industriale” fosse un unico organismo vivente perché la sua complessità è tutta indirizzata ad un unico obiettivo: la ricerca di risorse per espandersi, per evolversi. Gli esseri umani che gli hanno dato vita (scienziati, tecnici, fisici…) gli hanno trasmesso le leggi stesse della vita, di ogni vita: la sopravvivenza ad ogni costo e la ricerca di spazi vitali, nutrimento, energia; come ogni organizzazione complessa questo sistema tende a sopravvivere a se stesso, a dominare e inglobare tutto ciò che lo circonda. Bisogna abbattere il “capitalismo” in tutte le sue versioni in modo che il nutrimento non possa più alimentare questa “macchina” infernale di sfruttamento e oppressione, prima che ci uccida, prima che arrivi a “svezzarsi”, che si affranchi dall’umano. Bisogna che tutto crolli se vogliamo avere un futuro degno di questo nome.

Tornando a noi, tu mi parlavi di “lotta reale” e “intervento nel sociale” che sono diventate parole sempre più spesso giustificatrici della mediazione. Secondo me questi due concetti hanno cominciato a perdere di consistenza quando da un punto di vista “razionale” abbiamo cominciato a dividere il “movimento reale” (la lotta degli oppressi) dal movimento specifico anarchico (gli/le anarchici/e). Da quel momento, il solo esserci posti questa distinzione, ha fatto di noi “altra cosa”; per assurdo questa nostra “logicità” ci ha fatti diventare “avanguardia”, ci ha privati di senso di concretezza spingendoci ad inseguire un’astrazione, il “popolo”. L’ossessione di non fare il passo più lungo della gamba, di non essere compresi (seguiti) dalla “gente”, ci ha trattenuto e paradossalmente ci ha trasformati in un minuscola “minoranza agente”, di fatto in una sfigata avanguardia. Quale rivoltoso si pone il problema di non essere seguito dagli altri? Agisce nel modo che più in quel momento gli aggrada spinto dalla giustezza della sua azione, dalla rabbia, dalla passione. Prende atto del pericolo che in quel momento corre, si fa i suoi calcoli, ma certo non si pone il problema della comprensione da parte del “popolo”. Si sente popolo, è popolo. Noi anarchici/e dobbiamo semplicemente agire nello stesso modo, non veniamo dalla Luna, siamo oppressi come gli altri, non dobbiamo trattenerci ma correre in avanti, farci trascinare dalla rabbia, dalla passione, non centellinare i passi. Non serve renderci invisibili, mimetizzarci tra la “gente”, non ci rende più “popolo” ma ci indebolisce permettendo a qualunque forza per quanto reazionaria di recuperare le istanze di rivolta. Dobbiamo parlare con l’esempio a tutti e tutte come anarchici/e con sincerità ed onestà. La “politica” con le sue strategie di compromesso e le sue furberie ci tarpa le ali e rimanda la “rivoluzione”. Faccio un esempio concreto. La rivolta in Francia dei “gilet gialli”. Gli/le anarchici/e dovrebbero rendere evidente, come in parte hanno fatto, il loro essere in prima linea negli scontri di piazza, per esempio attraverso scritte sui muri delle vetrine sfondate o dei ministeri colpiti, ma poi spingersi oltre affiancando alla lotta di strada attacchi mirati a persone e strutture del governo ed a fascisti e recuperatori che dicono di sostenere quel movimento. Ci troviamo davanti ad un rapporto morboso: da una parte, un movimento anarchico che pur non volendo e proprio per questo si fa “avanguardia” e, dall’altra, il “movimento reale” (la rivolta degli oppressi). Bisogna superare questa dicotomia, ogni volta che il movimento reale e il movimento anarchico si sono coesi tutto è diventato possibile. Ogni volta che la “rivoluzione” si è fatta anarchica il mito, la passione, il coraggio, la fascinazione hanno avuto il sopravvento. Vorrà pure dire qualcosa? Ogni nuova idea si impone sulla realtà attraverso la fascinazione, il mito. Possiamo rifiutarli togliendoci delle possibilità, ma non possiamo sostituirle con la fredda razionalità ed il cinismo della “politica” di chi non ha mai voglia di lanciare il proprio cuore oltre l’ostacolo. La paura ossessiva che noi anarchici/e abbiamo di diventare “avanguardia” spesso nasconde la paura di prenderci le nostre responsabilità, di giocarci la vita. Io rimango comunque ottimista perché sono convinto che l’anarchia ha molto più a che fare con l’alchimia che con la scienza essendo sopratutto istinto, passione, fascinazione, mito e amore per la libertà.

(Pubblicato in “Vetriolo”, giornale anarchico, n. 3, inverno 2019)

(it) Il Cigno Nero

Riceviamo e divulghiamo:

È la metafora con cui per alcuni secoli, a partire da una frase del poeta latino Giovenale, si è indicato un fatto ritenuto impossibile. Poiché l’esperienza comune insegnava che tutti i cigni sono bianchi, l’esistenza di un tale animale dal piumaggio scuro veniva percepita come un’assurdità che mai si sarebbe materializzata. Ma poi, all’inizio dello scorso secolo, alcuni esploratori in Australia si trovarono davanti un esemplare di Chenopis Atrata — un cigno nero.
Da allora con «cigno nero» si intende un fatto inaudito, imprevedibile, inaspettato, il cui verificarsi potrebbe avere un forte impatto giacché con la sua stra-ordinarietà metterebbe fine a quella che viene considerata una norma generale indiscutibile. Ad esempio, in campo finanziario «cigno nero» indica un evento improvviso e catastrofico, impossibile da prevedere in anticipo, temuto dagli speculatori perché avrebbe come effetto il crollo dell’economia.
Ora, se la storia non procede strisciando — come vorrebbe il determinismo — ma a balzi, è proprio perché di tanto in tanto compare un cigno nero. E se ciò fosse possibile anche per il cosiddetto immaginario? L’apparizione di un’idea considerata inverosimile, inconcepibile, non potrebbe minare le fondamenta del pensiero più comune (trogolo di slogan di partito e spot pubblicitari, opinioni giornalistiche e cinguettii telematici), quello che riduce la fantasia più smisurata alle dimensioni di uno schermo?
Forse un’illusione destinata a svanire, comunque una scommessa da azzardare con testardaggine.
Abbiamo quindi deciso di porre sotto l’ala del Cigno Nero alcune iniziative pubbliche (proiezioni di documentari, dibattiti, mostre, rassegne cinematografiche…) che tenteranno di far avvistare il più insolito ed inatteso degli universi mentali, quello che vuole la libertà incompatibile con qualsiasi forma di potere. Sulla necessità, sulla ineluttabilità, sulla eternità di un dominio — in perpetua mutazione nelle sue numerose e talvolta contraddittorie varianti — è stata costruita l’intera civiltà. E la disponibilità alla servitù volontaria, il riflesso condizionato che fa scattare sull’attenti davanti ad un’autorità, si basa proprio sull’intima convinzione che la vita umana non possa fare a meno di gerarchie. Come se un’esistenza priva di ordini a cui obbedire fosse, per l’appunto, un’assurdità.
È nostra ipotesi, e nostro auspicio, che in ogni ambito della vita in questa civiltà, nessuno escluso, possa (e debba) apparire un Cigno Nero capace di sfidare la tradizione, di violare la sacralità, di sbriciolare il luogo comune. Ridando così senso, bellezza ed incanto ai nostri giorni sulla terra ed al mondo stesso che ci ospita, da troppo tempo soffocati da ragioni politiche, leggi di mercato, applicazioni tecniche e dogmi religiosi.
Il Cigno Nero non ha un nido. I suoi avvistamenti dipenderanno, nel tempo come nello spazio, dagli sforzi dei suoi appassionati ricercatori. A stimolo di intraprendenti curiosi che volessero a loro volta «guardare l’impossibile tanto da trasformarlo in una possibilità», le sue tracce verranno raccolte qui:
cignonero.noblogs.org
Il primo appuntamento è previsto per l’11 maggio.
I dettagli saranno annunciati nei prossimi giorni.